PARMA 1 – INTER 2

Lo sbarco al Tardini è sempre foriero di foschi pensieri; il nostro ruolino in terra parmense parla fin troppo chiaro, ventisei sfide e 14 sconfitte. L’aridità di vittorie, solo sei, è solo parzialmente compensata dallo scudetto vinto, sotto una pioggia biblica, dall’ultima Inter manciniana, che aveva come sicario di rango l’oggi insopportabile “Totem Milanista”, cantante sanremasco.

Le ultime due vittorie erano entrambe intrise di incertezze, essendo noi passati sempre ben oltre il quarto d’ora finale.

Cosa ispiri i parmensi a battersi contro il biscione con siffatto ardore non è noto; mentre era nota dalla vigilia l’assenza di “Lazzaro” Gervinho, resuscitato spesso dai nostri colori.

L’agire in coda alla giornata, da un lato riempie di ansie, dall’altro può generare vigore viste le opportunità offerte dal calendario.

In questo contesto mi preoccupano sempre le affermazioni del tipo: “…saranno tutte finali!”.

Nella modesta esperienza calcistica accumulata mangiando terre dell’”hinterland” milanese, ho provato delle finali, gare spesse a qualsiasi livello; non è semplice giocarle. Ora, avere la pretesa di giocarne quattordici è peccato capitale. Peccato che si è immediatamente rivelato: la squadra è parsa subito disunita, le distanze tra i reparti approssimative, un fluire sonnolento del pallone, non tanto per la volontà di addormentare la partita, ma per le nebbie che la responsabilità di essere capolista alzano.

È chiaro che la solidità di fondo rimane e, per arginare il Parma, è stato sufficiente produrre qualche fiammata per incenerire i “granducali”.

La partita ha regalato solo sensazioni sgradevoli, patemi a cui non eravamo più abituati; è stato un bene uscirne vivi e ricorderemo questi tre punti come fondanti.

D’Aversa c’ha messo del suo, mistificando il fronte offensivo e, di fatto, disorientando prima di tutti Skri, oggi appannato. DeV ha sbrogliato al pari di Basto, che qualche ricciolo di calcio lo ha pure dispensato nei rovesciamenti di fronte. Riflesso ottimale quello di Handa, quando chiamato al dovere; in complesso una prestazione del reparto difensivo valida, macchiata da una divisione dell’area di rigore, in occasione del gol subito, da squadra di terza categoria.

Il reparto che mi è parso più arrugginito è stato quello centrale: Turbinante ha scelto sempre male, pur correndo tarantolato come quindici, Hakimi ha sfoderato Beep-Beep in un paio di razzie e, in una di queste, l’Enigma di Odense ha sbagliato il tempo di ingresso in area come un novizio da giardinetti….nei pulcini ti dicono che si parte quando la palla si stacca dal piede dell’esterno. Chris ha sempre sospinto palloni intelligenti ma volumetricamente avari e, talvolta, fuori misura. Il subentrante Mohicano ha amministrato con giudizio. Perisic, pur con volontà, non ha sciorinato il lusso delle ultime settimane. Ha legato il possibile la durlindana di Super Marcy che, pur nella confusione, ha dato elettricità; purtroppo rappresenta la cartina di tornasole delle ansie e le palle incrostate che emette, alla fine, portano a un gioco non troppo lineare. Lukakone ha, in effetti, risolto il match con la sgroppata del secondo tempo, ma aveva avuto molte opportunità più semplici per ribadire la sua fama, risultando quindi meno sovrabbondante del solito. Tuttavia, sportellando come sempre ha concesso gloria al Frullator Lussuoso, una faina nel pollaio in occasione della prima rete, sicario di avversari dissanguati nella seconda. Ha chiuso Baby Face Darmian, diligente nel serrate finale. Si avanza ed è meglio non dire oltre; lunedi, festa della Donna e compleanno di mia sorella, grande amuleto di questa cavalcata, ci si misurerà con la Dea: speriamo di festeggiare a dovere la nostra donna del cuore.