INTER – BENEVENTO 4-0


Nel gergo ippico il “canter” descrive un’andatura intermedia tra il trotto e il galoppo, un modo leggero di muovere le zampe senza sforzo, per sgranchire le articolazioni, rassodare i muscoli e prepararsi agli impegni più severi.
Sebbene i sanniti non siano compagine rassegnata da principio e giochino un calcio gradevole sino alla tre quarti, la forza d’urto messa in scena questa sera profuma di buono.
Inutile esaminare i singoli in siffatte condizioni, meglio qualche nota sulle novità espresse: una su tutte, Eriksen perno del centrocampo.
Il danese, a tratti, ha spiegato calcio giocando sempre nel verso giusto, non imbolsendo il pallone attraverso una miriade di tocchi e, se fosse stato assecondato da indirizzi più efficaci da parte dei compagni di squadra, avrebbe forse potuto rendere più sfolgorante una prestazione che va giudicata ottima in attesa di conferme.
Il centrocampo così architettato è meno efficace nelle protezioni difensive ma avrebbe l’indubbio vantaggio di agire – per verticalità e per ampiezza – con più qualità.
È stato paradossale, per contro, non aver convertito in rete azioni scandite in modo perentorio nel primo tempo e, per legge del contrappasso, tutte e tre le prime reti siano arrivate per errori e mezzi rimpalli. La Lu-La è ripartita, sebbene febbricitante, e, in fondo, va bene così; il Benevento era della stessa risma di Bologna e Samp. Abbiamo rispettato il pronostico con una facilità irrisoria rispetto a quanto espresso dai compagni di rincorsa al titolo.
Ci aspettano JMS (CI), Fiorentina in salute, JMS (CI), Lazio sempre ostica, Derby; 21 giorni in cui, come diceva il Sommo Poeta, “Si parrà di nostra nobilitate”.