Se la vittoria con JMS, maturata sotto i favori degli dei, avesse potuto dare una scossa ai nostri prodi era teoria da dimostrare, por la tarde di una ventosa primavera, in quel del Meazza.

L’Hellas costituiva avversario ideale; squadra disinibita al limite dell’arroganza, poteva offrire un minimo spazio sul quale imbandire un arrembaggio che autorizzasse a portare il bottino desiderato.

Inzaghi, conscio del momentum, ha fatto ricorso alla più fine strategia e, già dall’inizio, ha rispolverato uno dei dettami del calcio classico: far giocare gli ex e quelli che si sono trovati bene contro quella squadra.

Da qui, la giornata di riposo a Bastoni per far entrare il tonico Dimarco, che lo ha ripagato con una prestazione di gamba, non precisissima, ma volitiva.

Questa votazione all’offesa tambureggiante è stata recepita anche dagli esterni e così abbiamo assistito a una prima mezz’ora di caratura olimpica, pur con le dovute sbavature che segnalavano una convalescenza e non una guarigione.

Il Durlindana era ancora un po’ fuorigiri nelle proposte, ma aveva già capito che ripulire palloni in fase di ripiegamento sarebbe stato il suo principale credo odierno. Gli sono stati di sostegno El Chala e un eccellente Turbinante Nicolino che, timbrasse come oggi ogni quattro o cinque partite, mi costringerebbe ad appendere la sua foto sulla testiera del letto. El Panteron ha fatto voluminosa confusione, inciampando su avversari e palloni, sciabattando in ogni zolla di San Siro, assolvendo però il compito di tenere lontani gli scaligeri.

È parso soprannaturale Stanlio Perisic; sublime il Ferrero Rocher recapitato a Nicolino per sventrare la cassaforte gialloblu, arguto nello spizzare in favore di Gekko nel raddoppio.

Quest’ultimo ha idee bellicose ma gambe marmoree; l’idea, di calcio e di squadra, è lodevole, anzi, amorevole. Purtroppo sarebbe suo compito non il raccordare ma il finire; lì arriva con barili di acido lattico al seguito, quando non ne disperde una parte in zone del campo ove il pericolo può diventare serio.

Alla fine, cara grazia che abbiamo lui, il suo compare odierno, ovvero El Tucu, ha la stessa utilità del soprammobile che abbiamo ricevuto in regalo per la Cresima. Allo stadio attuale non è in grado neppure di saltare un comodino, tanto per rimanere in tema di arredo.

Nel campo dei convalescenti inserisco anche l’Olandesina, che è chiaramente tremebonda per una condizione muscolare approssimativa. Lo vicaria il Gigante dei Tatra Inferiore, in arte Skri; anche oggi baluardo difensivo straordinario.

Chiusa la prima frazione col solito bilancio di tantissimi a pochissimi, ci siamo presentati, come prevedibilissimo, nella seconda frazione con la lancetta della benzina che occhieggiava il rosso; consci, abbiamo cercato di innestare ritmo narcotizzante, finendo per narcotizzare noi stessi. Sant’d’Ambroeus ha illuso con sortita che pareva risolutiva, ma è stato stella filante. Così – in virtù anche del solito show concesso, non capisco per quale motivo, al Mohicano ossigenato – siamo rinculati nei sedici metri ove Handa è stato preciso come ai vecchi tempi. Il samba del primo tempo si è annacquato in un triste fado, che il solo Perisic è riuscito a variare, reso finalmente libero e anarchico dalla mossa di Gosens sulla corsia….fusse che fusse la vortabbona che l’omo con la riga in the middle prende una decisione controcorrente….

Siamo giunti in porto, superando una fastidiosa bonaccia e, di questi tempi, è privilegio non trascurabile.

Rantoleremo fino alla fine; gli altri non sembrano avere le corde vocali di Caruso e quindi, sottovoce, cantiamo.

Convalescenza intrapresa: In 2 Vr 0

Se la vittoria con JMS, maturata sotto i favori degli dei, avesse potuto dare una scossa ai nostri prodi era teoria da dimostrare, por la tarde di una ventosa primavera, in quel del Meazza.

L’Hellas costituiva avversario ideale; squadra disinibita al limite dell’arroganza, poteva offrire un minimo spazio sul quale imbandire un arrembaggio che autorizzasse a portare il bottino desiderato.

Inzaghi, conscio del momentum, ha fatto ricorso alla più fine strategia e, già dall’inizio, ha rispolverato uno dei dettami del calcio classico: far giocare gli ex e quelli che si sono trovati bene contro quella squadra.

Da qui, la giornata di riposo a Bastoni per far entrare il tonico Dimarco, che lo ha ripagato con una prestazione di gamba, non precisissima, ma volitiva.

Questa votazione all’offesa tambureggiante è stata recepita anche dagli esterni e così abbiamo assistito a una prima mezz’ora di caratura olimpica, pur con le dovute sbavature che segnalavano una convalescenza e non una guarigione.

Il Durlindana era ancora un po’ fuorigiri nelle proposte, ma aveva già capito che ripulire palloni in fase di ripiegamento sarebbe stato il suo principale credo odierno. Gli sono stati di sostegno El Chala e un eccellente Turbinante Nicolino che, timbrasse come oggi ogni quattro o cinque partite, mi costringerebbe ad appendere la sua foto sulla testiera del letto. El Panteron ha fatto voluminosa confusione, inciampando su avversari e palloni, sciabattando in ogni zolla di San Siro, assolvendo però il compito di tenere lontani gli scaligeri.

È parso soprannaturale Stanlio Perisic; sublime il Ferrero Rocher recapitato a Nicolino per sventrare la cassaforte gialloblu, arguto nello spizzare in favore di Gekko nel raddoppio.

Quest’ultimo ha idee bellicose ma gambe marmoree; l’idea, di calcio e di squadra, è lodevole, anzi, amorevole. Purtroppo sarebbe suo compito non il raccordare ma il finire; lì arriva con barili di acido lattico al seguito, quando non ne disperde una parte in zone del campo ove il pericolo può diventare serio.

Alla fine, cara grazia che abbiamo lui, il suo compare odierno, ovvero El Tucu, ha la stessa utilità del soprammobile che abbiamo ricevuto in regalo per la Cresima. Allo stadio attuale non è in grado neppure di saltare un comodino, tanto per rimanere in tema di arredo.

Nel campo dei convalescenti inserisco anche l’Olandesina, che è chiaramente tremebonda per una condizione muscolare approssimativa. Lo vicaria il Gigante dei Tatra Inferiore, in arte Skri; anche oggi baluardo difensivo straordinario.

Chiusa la prima frazione col solito bilancio di tantissimi a pochissimi, ci siamo presentati, come prevedibilissimo, nella seconda frazione con la lancetta della benzina che occhieggiava il rosso; consci, abbiamo cercato di innestare ritmo narcotizzante, finendo per narcotizzare noi stessi. Sant’d’Ambroeus ha illuso con sortita che pareva risolutiva, ma è stato stella filante. Così – in virtù anche del solito show concesso, non capisco per quale motivo, al Mohicano ossigenato – siamo rinculati nei sedici metri ove Handa è stato preciso come ai vecchi tempi. Il samba del primo tempo si è annacquato in un triste fado, che il solo Perisic è riuscito a variare, reso finalmente libero e anarchico dalla mossa di Gosens sulla corsia….fusse che fusse la vortabbona che l’omo con la riga in the middle prende una decisione controcorrente….

Siamo giunti in porto, superando una fastidiosa bonaccia e, di questi tempi, è privilegio non trascurabile.

Rantoleremo fino alla fine; gli altri non sembrano avere le corde vocali di Caruso e quindi, sottovoce, cantiamo.