Il calcio di questi tempi mi pare somigliare, sempre di più, al basket moderno; tre quarti di partita altalenanti e nel quarto tempo, quello definitivo, lo smalto dei fuoriclasse o l’insieme della compagine migliore spariglia il match e manda gli avversari sotto la doccia. Così è stato oggi, senza grossi patemi a partita vista, ma con qualche balbuzie di troppo durante la recita. Inutile farsi inebriare dal Tucu; rimanere punto a punto con il Verona per ottanta minuti non dovrebbe essere motivo di vanto. Vero è che l’omaggio del primo tempo è stato anche l’unica opportunità che il Verona ha espresso in tutto l’incontro, ma è altrettanto vero che il gioco magmatico, visto durante molta parte dell’incontro, non lasci soddisfatti. In generale, l’espediente tecnico cui ricorrono molti dei nostri avversari, ovvero quello di rinunciare all’attaccante di ruolo per un centrocampista offensivo, rende orfani Skri e Basto, sterilizza Super Marcy riducendolo a Brokkovic e fa del Turbinante e di Ciapanoglu (questa la versione di ieri sera) due randagi in cerca di un osso. Se il secondo può avere delle attenuanti, anzi è noto per il suo essere a corrente alternata, il primo dovrà decidersi se diventare il vero trascinatore di questa squadra, essendo realmente incisivo in fase d’attacco, ove sembra mancargli sempre un euro per fare un milione. Quando veniamo anestetizzati dal modulo avversario, il gioco passa molto sui braccetti del terzetto difensivo che “titubano” in fase offensiva e non si raccapezzano in quella difensiva. Sorprende che Inzaghi non abbia delle alternative posizionali; risulta stupefacente che l’intero pacchetto di centrocampo, autonomamente, non sappia trovare il bandolo in questi frangenti. Di fatto, a fronte di un’oggettiva difficoltà, la squadra è parsa pigra nel tirarsi fuori; voglio sperare che la preparazione incida su questo ritmo senza vibrazione.

Baby Face ha condito una prestazione ricca di impegno con il sublime assist per l’inzuccata di Correa; va poi notato che ha raggiunto una rasoiata abbondante del Mohicano con uno sforzo supremo se rapportato al momento del match.

Stanlio ha offeso ma con un risultato finale risibile; Gekko ha battagliato ma, tolte due spizzate, è stato spesso anticipato e negli appoggi non è stato quasi mai risolutivo. El Toro non è stato una novità, lo assolve il gol e il rigore (devono dirmi cosa ci sta a fare il VAR….), il resto ad alti e bassi, molti dei quali inspiegabili. Attenderei un attimo a sperticarmi in elogi per il Mohicano, che ha regolato la cresta. Il suo ingresso è stato propizio perché la partita, già bruttina di suo, stava diventando zuffa, il terreno nel quale il Mohicano sguazza. Si parla del lancio a Baby Face ma la misura, come detto, è stata resa idonea da quest’ultimo. Certamente è parso più tonico della passata stagione. El Charrua e Dimarco hanno giocato pochi palloni, quest’ultimo in evidente imbarazzo. Sensolo non ha avuto il tempo di sporcarsi mentre ha avuto la gloria dell’angelo liberatore El Tucuman Correa. Lo stacco di testa e il tiro dal limite possono essere o terno al lotto o presagio; al momento non interessa dirimere, rimane il fatto che i tre punti sono arrivati dalla sua soluzione e questo, per la notte scaligera, basta e avanza. Grande Tucu, quindi.

Alla fine non strillo per l’atavica ritrosia nerazzurra che teme sempre la padellata in faccia non appena si gira l’angolo, annoto però una rete regalata, zero parate fatte dal portiere in due incontri e sette goals all’attivo nello stesso lasso di tempo. Ho visto inizi ben peggiori!