In questo primo maggio adulterato, visto che la festa se l’è mangiata la domenica, dovevamo sperare di non perdere contatto per alimentare vane speranze, prima travestendoci da gufi, per smettere poi quei panni e indossare quelli che maggiormente si attagliano alla nostra indole.

Sono domeniche interminabili, in cui il voltaggio cardiaco raggiunge valori preoccupanti; domando io, è legittimo stremarsi per questa tenzone.

Chi può dirlo; è il sale di questa passione che, per quanto uno possa respingerla, non per dimenticarla, ma per confinarla in un ambito più tranquillo di una metaforica libreria del vivere, riaffiora prepotente.

La partita potrei descriverla a occhi chiusi, senza averla vista; inizio volitivo, risultato sbloccato, tentativo di amministrazione ai limiti dell’irritante, caso fortuito il rigore che, secondo copione, era stato sbagliato. Riposo tranquillo, ripiegamento sempre più pericoloso, occasioni in contropiede finalizzate come peggio non si potrebbe, punizione nell’ultimo quarto d’ora e indicibile sofferenza finale.

Un copione la cui costanza determina la cifra tecnica dei nostri; siamo ormai corrosi da ansie e da onerosi assalti offensivi che lasciano scorie troppo difficili da smaltire.

Risolviamo a sprazzi; Perisic, svestiti i panni di Stanlio, assomiglia a Superman ed è un peccato che sia obbligato a solcare solo la fascia. La difesa è puntellata da Skri e De Vrij, che non sono immuni da pecche legate alla sbornia calcistica cui sono stati obbligati. Dimarco è diversivo offensivo ma nel retrocedere mostra sempre qualche falla. Darmian è una diligenza in campo Sioux, prende qualche frecciata ma, alla fine, arriva sempre a destinazione. Con lui al fianco Turbinante Nicolino ha meno apprensioni difensive ma, purtroppo, rimane incerto nelle scelte offensive; visto il ginocchio mi pare che siamo ai titoli di coda in questa stagione. Il Durlindana vive di nervi; penso abbia speso il meglio con la Roma e adesso la tanica della benza sia quasi vuota.

Ha fatto volume il Giando; visto il Mohicano, oggi rasato modello prato inglese, lo reputo stella di prima grandezza. Il duo cileno, subentrando, ha animato l’incontro, più per l’Udinese che per noi. Il Frullator Lussuoso si è limitato a prodotto finale nullo: a ogni minkiata opponeva volitivo recupero. L’altro invece ha vanificato l’unica azione offensiva che abbiamo proposto nella ripresa, con la complicità di Correa, ancora una volta nocivo.

El Torito ha masticato palloni con alterne fortune, ha rimediato all’ennesimo rigore maldestro; a sua parziale discolpa ha come compagno di reparto lo zio di Gekko che, buon per noi, è riuscito a inciampare nelle gambe dello sventato “furlan adottivo” che ci ha regalato il rigore. Il resto è stato contrassegnato da una tristezza senza pari, scivolando l’incontro tra l’invedibile e il sonnolento. Handa, rinsavito dopo la svirgolata del romeno, ha posto fiera sicurezza che non gli riconoscevamo da tempo; meglio tardi che mai.

Come sempre, l’Inzaghi da San Nicolò di Rottofreno ha avvicendato uomini con matematica continuità; indebolendo via via l’undici titolare per approdare al quarto d’ora finale con la squadra sulle ginocchia e con i subentranti, se si eccettua Sant’D’Ambroeus, incapaci di qualsiasi cambio di ritmo.

Sembra tutto andare al rallentatore verso il destino meno augurabile; purtroppo è così e nei prossimi dieci giorni sapremo tutte le verità sulla stagione. Sono profondamente interista e quindi non posso che essere pessimista; il destino sembra regalarci ogni volta il peggio. Speriamo che una volta si dimentichi di noi e si dedichi ad altri. Sotto con l’Empoli.