In 1 – Ca 0

Quando il Cagliari viene a Milano, la mia mente torna sempre all’infanzia; un 2-0 a tavolino perché una monetina aveva colpito Longo, capitano rossoblù, all’uscita dalla scaletta di San Siro, che non aveva alcuna protezione in quel periodo allegro del calcio domenicale. La radiocronaca – che aspettavo sempre in silenzio – aveva descritto il caso e già si presagiva la beffa legale. Mio padre era solito acquistare La Notte del lunedì e io mi precipitavo, al suo ritorno serale, a chiedergli il giornale per guardare il ricco “reportage” fotografico. IL lunedì successivo alla domenica di cui sopra feci altrettanto: scorrendo le immagini lo vedevo lì, Longo, steso a terra quasi fosse una mummia egizia, a celebrare il rito del moribondo per estorcere quella che fu la prima vittoria isolana in terra milanese. Passò qualche anno e, guidati dal longobardo Gigggirrrivva, i bianchi di Sardegna impressero il marchio di Ichnusa sulle natiche nerazzurre in una stagione che, complice l’infortunio successivo di Rombo di Tuono (così lo chiamò Brera da quel giorno a San Siro), si risolse con lo scudetto della rimonta alla Robiola Invernizzi.

Poi arrivò il nuovo millennio, l’Inter degli asiatici, con la quale subimmo la doppietta di Melchiorri (dieci partite in A, tre reti, due a noi in un quarto d’ora) e la tripletta di Ekdal in un memorabile Inter 1 Cagliari 4. Lo scorso anno la beffa dell’ex Ninja nei pressi dello scadere. Come penso di aver ben descritto, qualche nuvola mi aveva accompagnato sul divano, assieme al fatto che DAZN non è mai una piattaforma che ci procura sfide semplici.

Nuvole che sono diventate sempre più dense quando, dopo qualche minuto, ho capito che la recita stava assumendo i contorni “scespiriani” di “The Comedy of Errors”; protagonista numero uno il Frullator Lussuoso. Nel suo perenne agitarsi, il gringo cileno ha mandato in confusione Lukakone e ha vanificato ogni velleità offensiva dei nostri, disposti con fare lezioso da Donnandonio. Questi, prevedendo un Cagliari guardingo, aveva organizzato, attorno al Durlindana, i due ricamatori, ovvero l’Etoile di Odense e Sensolo, ancora da rodare. Ne sono venute fuori delle occasioni spurie che hanno esaltato l’estremo cagliaritano, bravo nel parare il parabile.

Svariando con fare tarantolato sul fronte offensivo, il Frullator Lussuoso ha offeso calcio, avendo anche Young come complice, reattivo come un giocatore di scacchi quando veniva chiamato all’azione. Buon per noi che il Durlindana razziava sulla mediana con lucidità e precisione, rifornendo sempre le due ricamatrici. Qualche bel tiro e nulla più. I ripiegamenti necessari, dovuti a una prontezza cagliaritana sorprendente, sono stati magistralmente schermati da De Vrij, efficaci le chiusure di Skri, ma la Bastonata pareva in agguato, stante il fatto che Pavoletti non perdeva mai un duello aereo.

Così, muovendo la palla a corrente alternata, siano giunti all’orizzonte degli eventi, quel luogo ove le leggi calcistiche sembrano cambiare e, scusate il bisticcio, i cambi possono ribadirle. L’ingresso di Lautaro ha riportato Lukakone in sé e Beep Beep, subentrato allo scacchista Young, ha potuto, nell’occasione d’oro, farsi beffe dei coyote sardi e fornire palla non sbagliabile all’onnipresente Baby Face; confermo, il miglior acquisto (prezzo-qualità) della nostra stagione.

Il tripudio ha finalmente inondato casa nerazzurra ma, assieme a esso, uno spacciatore di droghe pesanti deve essersi intrufolato nel mucchio festante perché negli ultimi minuti, con il Giando e il Charrua al posto delle fosforiche ricamatrici e il Durlindana allo stremo, ci siamo consegnati a un avversario che avrebbe accettato la sconfitta di misura. C’è mancato l’autogol o il beffardo passaggio indietro a servire il cagliaritano di turno e il pareggio sarebbe stato cosa certa. 

Siamo fatti di essenze non spiegabili, anche dalle menti più votate alla fantasia.

Portiamo via anche questi tre punti, godiamoci le undici vittorie consecutive, nuovo record assoluto per il girone di ritorno; ieri, vedendo “El Clasico” con il Madrid schierato con il 5-4-1 ho pensato che Donnandonio avesse fatto scuola. Vincere a ripetizione non può essere solo caso o fortuna, per il “futebol bailado” gli estimatori potranno avviarsi verso il Pan di Zucchero appena Bolsonaro avrà domato la pandemia. Io li aspetto qui, mancano da vincere tre o quattro partite sulle otto mancanti; tanto dovrebbe essere il necessario per giungere al traguardo. E, ve lo garantisco, sarebbe un gran bel traguardo…