La mia annosa passione per i trottatori mi ha concesso qualche gita oltreoceano, il massimo per un incallito dei cavalli che trascinano il carrettino, come la vulgata li vede. I programmi di corse, spesso, riportano i commenti sulle prestazioni precedenti e uno mi è sempre rimasto in mente: “Easily cruising wire to wire”, per santificare una corsa dominata dall’inizio alla fine. Il termine crociera ben si sposa con Venezia, isola di Sant’Elena, casa del campo di calcio tra i più vecchi d’Italia. La nostra crociera nella terra dei Dogi è stata lussuosa e avara; poco si è concesso ai veneti, molto si è sprecato tra i croceristi. Il tutto ha lasciato in bilico, oltre il dovuto, la contesa e solo il rigore nei pressi del triplice fischio ha lenito le sofferenze sotterranee, che avanzavano come l’acqua alta di queste lande.

La differenza di rango tecnico, già evidente nelle prime battute, aveva suggerito avvicendamenti al mister dal dispiacere facile; ha scomposto il trio difensivo, affidando a Basto il comando delle operazioni e delegando al tonico Dimarco il braccetto sinistro, garantito nelle sortite dal solito instancabile Perisic. Ha lasciato il centrocampo intatto e ha fornito un’ipotesi a Correa, chiamato ad avvicendarsi con Gekko. Il primo ha mestamente fallito; ormai mi sono convinto appartenga alla stirpe dei lunatici. Sono giocatori che capiscono la loro potenzialità a quarant’anni; prima accatastano, in modo sconsiderato, grandi prestazioni e negligenti comparsate, salvo accorgersene nelle interviste di maniera, durante il corso allenatori, padri di famiglia con tre mogli a carico. Nonno Gekko mostra sempre un’indole diversa, ieri aveva l’ossessione del raccordo, recitava il ruolo dell’ispiratore offensivo. Peccato che nei sedici metri ne abbia fatte più di Bertoldo. Del resto, se una squadra conclude ventisette volte a rete, batte otto corner e si trova uno a zero al 93esimo qualche difetto ci sarà pure. Difetto che non alberga nel Durlindana Brozo; complice la tristezza dei lagunari, il nostro ha filato e tessuto gioco che, al confronto, Penelope avrebbe fatto un centrino nei dieci anni di attesa. Gli è stato prezioso armigero El Chala, che ha avuto il pregio di cercare la semplicità laddove tutti pensavano di risolvere la contesa con tocchi da “grande Brasile”, essendo tutti ottimi agricoltori.

Il povero Turbinante, per il quale tutti invochiamo salutare riposo, ha trascinato i suoi resti con discrezione, annullando molti errori, sopravvivendo col mestiere alla mancanza di ossigeno. Come dimostrato dall’ingresso pimpante, queste sono le partite del Giando che, quando l’acqua è bassa, sa nuotare. Lascia sempre stupefatti l’attitudine al “casché” del milonghero Martinez, ancora preda di demoni che ne depotenziano le indubbie qualità. I quinti di Inzaghi, ovvero Stanlio e Baby Face, hanno fatto il loro, un po’ più offuscati ma spesso puntuali. I loro subentranti si sono trovati avversari annientati e quindi hanno avuto poco da fare; qualche barlume di Vecino, nulla più. Il giovin Dima ha mancato la consacrazione di un’ottima partita scalciando col piede preferito succulenta palla offensiva. Il Venezia è parso poca cosa; salvo Busio, che ho preso al Fantacalcio e non me ne pento, e Aramu, autore delle due uniche conclusioni lagunari. Nella prima, calciando da Piazza San Marco, ha impegnato Handa: milioni di nerazzurri, seduti a casa, hanno avuto il tempo di veder partire il tiro, rizzarsi sul divano ed esclamare a viva voce: “Handa, va che è dentro!!” prima che il nostro capitano realizzasse, opponendo fiera manona. Nella seconda, indirizzata laddove nessuno avrebbe potuto, le preci in favore del Santo Protettore hanno fatto il resto; Handa pregava con noi, di più non gli è consentito. Visto il contesto è stata una bella crociera, abbiamo giocato col cronometro e con la sfacciataggine di chi sfida l’avversario sapendosi più forte; un gioco che si attaglia alle squadre di alto rango. Se penso ai ventisette tiri e al magro bottino vedo un orizzonte con qualche nuvola, ma con una proiezione finale, mantenendo questo ritmo, a ottantacinque punti, per giunta con JMS fuori definitivamente dai giochi, mi pare lecito sognare. Chi può, rapisca Barella, altrimenti Inzaghi lo mette portiere contro lo Spezia, pur di farlo giocare!