Quando Dennis Hopper, assieme a Peter Fonda, congegnò “Easy Rider” tutta l’America benpensante gridò allo scandalo, ma torme di giovani si riconobbero in quell’inno alla ribellione, eleggendo quella pellicola a manifesto delle generazioni future. Al di là della tragicità del film, in esso si scorgono i semi di un essere diverso, anticonformista, “born to be wild” come recitava la colonna sonora.

Le due motociclette, dalla bellezza pacchiana, che percorrevano le “interstate” a velocità placide, ma sostenute, mi sono venute in mente rivedendo l’Inter di questa sera. La cena con simpatici amici mi aveva distolto dalla diretta; solo il cameriere, provvisto di mascherina d’ordinanza con stemma nerazzurro, aveva fiutato in me l’uomo da informare. Per il resto i messaggi delle varie chat, che ero stato autorizzato a consultare di tanto in tanto, mi fornivano il polso dell’incontro: da moribondo nella prima mezz’ora, via via più stabile, per poi divenire tonico con il passare dei minuti. È divertente assaporare gli incontri con prospettive diverse; pur essendo sinceramente malato, mi costa ammetterlo ma è vero, reputo il calcio ogni tre giorni una stucchevole abitudine anche per un goloso inguaribile come il sottoscritto. Così queste divagazioni mi fanno capire che, per l’in(s)terista le cinque sostituzioni sarebbero poca cosa, chiedendo questi almeno dieci cambi nei primi dieci minuti. Credo che alcuni vorrebbero introdurre anche l’esonero temporaneo per l’allenatore; venti-venticinque minuti in tribuna con loro a sostituirlo in panchina.

In questo “Easy Rider” toscano si è rivelata l’Inter inzaghiana, evoluzione della contiana, con tutti i pregi e i difetti di entrambi: il denominatore comune, la velocità di crociera. I nostri sono in sella a meravigliose Harley-Davidson dalle luccicanti cromature che, posizionato il “cruise-control” a 70 miglia orarie, si immettono nella 95 destinazione Florida; ansimano nel traffico del New Jersey ma, liberati dai veicoli nervosamente veloci col fiato corto, si stendono solitari verso la meta.

Per parlare di calcio, rivisto nelle registrazioni, il flipper calcistico messo in mostra dalla banda d’Italiano, allenatore che terrei d’occhio, ha disorientato i nostri, tenuti a galla dal repertorio migliore del vecchio Handa, il riflesso istintivo. La palla di Gonzales, per il tap-in di Sottil, ha qualità e velocità europea; schienerebbe qualsiasi difesa, nonostante il pigro retrocedere di Stanlio Perisic e di Ciapanoglu.

Il resto si confina nella normale amministrazione quando si affronta una squadra tra le prime dieci della classifica; si è concesso il giusto per poi strabordare al limite dell’ennesima goleada.

Data la frammentarietà delle mie informazioni, sebbene abbia visto buona parte della registrazione, posso dedurre due fatti importanti: la squadra ha agito con fare corposo, quasi massiccio. Otticamente la marea bianca è salita con maggiore costanza, cifra tecnica caratteristica dell’Inzaghismo; portando, in questo modo, diversi giocatori a poter concludere, elemento essenziale per vicariare l’assenza del goleador di razza.

Il secondo fatto, non meno importante, ha sancito la nostra pericolosità su palla inattiva, elemento non trascurabile del calcio moderno. L’uno-due è scaturito da queste combinazioni e ha indirizzato l’incontro verso il k.o. tecnico che la Fiorentina avrebbe chiesto quando, mancando una quindicina di minuti, ha subito la sacrosanta espulsione.

Si passa l’Arno senza perdite e si guarda alla tarantolata Atalanta con spirito fiducioso; le nostre Harley-Davidson hanno guidatori con le braccia appoggiare al manubrio, le gambe stese sulle pedane appositamente allungate e viaggiano ai limiti di velocità consentiti, capelli al vento e bandana della ribellione sul capo.

Il viaggio sembra non avere mete, il sole splende e, per chi ne avesse voglia, basta guardare Peter Fonda, Jack Nicholson e Dennis Hopper cavalcare le loro moto verso la libertà sulle note di “Born to be wild”! (https://www.youtube.com/watch?v=egMWlD3fLJ8)