Gli inizi di campionato sono sempre infidi; regalano delusioni o illusioni delle quali è sempre bene diffidare.

Da quando, per motivi commerciali e “covidici”, l’inizio è ad agosto, pare prudente prendere con le pinze ogni risultato.

Intendiamoci, averne di inizi come questo; il mettere la partita in ghiaccio dopo solo quindici minuti rappresenta un privilegio poco conosciuto ai nerazzurri.

Le gigantografie ­– che appaiono sui maggiori quotidiani con la caricatura di Preziosi e la scritta “Preziosi vattene” – descrivono alla perfezione, per contro, la cifra tecnica di questo Genoa, nel quale figura ancora un commovente Pandev, duca di un manipolo volenteroso e nulla più.

La contrapposizione tra la corazzata del Naviglio e la zattera del Tirreno è parsa da subito irriverente; la prima cannoneggiava da ogni posizione, la seconda doveva reggersi tra i flutti con la forza della disperazione. Si è trattato di gioco a “palla prigioniera” per buona parte del primo tempo, quando il recupero della sfera veniva gestito schermando sempre le linee di passaggio liguri e le seconde palle erano sempre di proprietà interista. Merito di Inzaghi aver schematizzato questo atteggiamento aggressivo che ci ha consentito di dominare senza offrire, se non vaghe, opportunità. Il gioco palla a terra è parso fluire secondo i dettami del piacentino, con una coralità che avrà riflessi positivi per tutta la stagione. I cali di ritmo sono stati esatta conseguenza di questo calcio e figli della preparazione agostana, quantomai complessa con questa calura. In aggiunta, l’aver condotto a piacimento l’incontro ha indotto alla lussuria e alla pigrizia, nemiche giurate della perfezione. Con analoga indulgenza si possono intravedere le crepe della costruzione: il portiere è stato uno tra i trentacinquemila fortunati accorsi alla riapertura di San Siro. Chiamato in causa ha balbettato e, in una situazione di riflesso, ha avuto in San Skri il salvatore. Soffriremo, ma non è una novità. Il Gigante dei Tatra Inferiori ha bollato subito il filosofo Sirigu quando El Chala, autentico matador, gli ha confezionato delizioso servizio dalla bandierina. De Vrij ha sonnecchiato e Bastoni ha cercato pure gloria in attacco, annoiandosi in difesa. Il Durlindana Super Marcy ha agito da diga foranea come ormai fa in modo automatico, il Turbinante Nicolino ha rimestato le acque sino a quando ha deciso di fornire sprazzi di autentica classe sul calar del secondo tempo. L’assist al Mohicano un pezzo di alta scuola. Baby Face e Stanlio hanno fatto onesto volume con puntuale precisione. I loro subentranti – il giovin Dimarco e Dumfries – hanno mostrato di non essere solo rincalzi. Hanno fatto in quindici minuti quello che non avevano fatto in tutta la stagione precedente El Charrua e il Mohicano, quest’ultimo ha pure segnato e vinto due contrasti. Derubrico questa nota alla sfera delle illusioni e aspetto partita vera per il giudizio; forse la loro pietanza andrà servita solo a pranzo in corso, magari apparirà più gustosa. Sospendo parimenti il giudizio su Swarovski Sensolo; il suo impiego a ridosso della punta centrale credo sia ruolo da assimilare, così come sia da sgrezzare l’abitudine al gioco. Certi inciampi non sono da lui, che al pallone da del tu, e sono figli della lontananza dalla partita. Ne giocasse dieci di fila non dovrebbe averne più, rimane l’incubo della fragilità. Gekko ha mostrato le stoffe pregiate di cui dispone il suo guardaroba. Gli abiti di pregevole fattura sono lisi da 35 battaglie ma conservano il fascino delle sartorie di un tempo; ha segnato su assist del Mohicano e spedisco nel cassetto delle illusioni pure questo fatto. Satrianino aveva il cuore in gola, come pare legittimo succeda non appena si accendano le luci di quel palcoscenico; vogliamogli bene. Ho volutamente lasciato per ultimo “el matador”, ovvero El Chala, il cui tracciante ha illuminato San Siro e dato inizio alla sbornia. Nel centrocampo tourbillon confezionato da Inzaghi, complice la doppia fase richiesta a Sensolo, le rotazioni con lo stesso e Barella potrebbero essere un elemento di disturbo per gli avversati tutt’altro che indifferente. La propensione al dialogo con la prima punta e la dinamicità erano noti; stolto chi avesse pensato a un cavallo bolso, semmai andrà registrata la sua propensione a offende e a non difendere, sugo essenziale di questo centrocampo, un po’ garibaldino nell’offendere e indolente sul ripiegamento. Qui si giocherà la concretezza prossima; se posso cercare un difetto, per cancellare ogni illusione, le mancanze di equilibrio sono e saranno il vero campo di lavoro del Mister piacentino.

Ma ritornando al sostituto dell’Etoile di Odense, all’anagrafe Eriksen, mi sento di dire che con El Chala non abbiamo perso valore, anzi. Ieri migliore in campo per distacco, vedremo se sarà sempre così, oppure presenterà il suo alter ego, Ciapanoglu, copyright by Cecio.

Riassumendo: quattro gol, una traversa, due gol annullati per mezzo piede in fuorigioco, un tot di conclusioni e un vero pericolo corso in difesa sono il patrimonio di oggi contro avversario da retrocessione. Illusione? Speriamo di no; per il momento godiamo, perché sembra l’inizio di una bella cavalcata.