La Cenpion Lig ha un costo che è naturale pagare; vista con questa prospettiva, la partita di questa sera merita commenti generici, tali e tante sono state le drammatiche storture calcistiche messe in mostra dalla compagine nerazzurra.

Voltare pagina al più presto sarebbe la cosa più semplice e, se vogliamo, anche quella più desiderabile.

Per contro non è possibile, nell’atto di girare il foglio, dare una sbirciata su quanto scritto e, come al solito, andiamo su punti già noti: portiere e attaccanti.

Il primo ha nuovamente ribadito la sua inadeguatezza a rivestire il ruolo di condottiero, più che di portiere. Il suo essere capitano, particolarmente in queste serate bigie, ha una doppia aggravante: fa mancare un supporto morale indispensabile a chi è andato in campo vuoto mentalmente, scoraggia anche un rinoceronte inferocito quando interviene, con fare goffo e inappropriato, sul primo tiro in porta che gli fanno.

Chi sbaglia, assieme al capitano, è l’allenatore che, sapendo quanto la squadra abbia speso mercoledi, non impone dei correttivi posizionali che, a conti fatti, forse ci avrebbero consentito un misero pareggio.

Quello doveva essere il target della serata; pretendere lo stesso modulo di gioco che, spigliatamente, avevamo adottato sino alla partita di Supercoppa e per settanta minuti nel Derby, dopo la rumba del Liverpool, è peccato di superbia.

Qui subentra la sensibilità; non sapere chi sia il Sassuolo per l’Inter denota un’attenzione troppo generica per governare questo bastimento, indebolito nella psiche, più che nel fisico, da tanto mulinare senza produrre.

Bene, i piastrellisti hanno con noi il seguente score: 8 vittorie, 8 sconfitte e 2 pareggi, roba da Real Madrid.

Guardare con diffidenza questo impegno era fatto obbligatorio; guardarlo con doppia cura era indispensabile, visto il passo falso del Milan a Salerno.

Così non è stato e la compagine emiliana ha rullato i nostri come un’armata su un esercito in rotta.

Dimentichiamo in fretta, nulla è meglio dell’oblio in frangenti come questi.

Sviluppo solo due piccoli punti, considerazioni di scuola, avulse dal contesto della gara dimenticabile.

Il primo riguarda l’articolo che ha scritto oggi Sconcerti su Lautaro, il secondo, molto succinto, pertinente alle dichiarazioni del post-partita dell’uomo con la riga in mezzo.

Quando ho visto el Manzito calciare fuori da dentro l’area piccola a porta sguarnita mi è venuto in mano lo scritto del Corrierista e, ironicamente, mi sono dato una risposta: in effetti, Martinez non ha un modulo di gioco che lo avvantaggia perché, per lui, l’unico modulo per farlo rendere al meglio sarebbe quello di mettergli la palla ferma sulla riga di porta…. oltre sarebbe impossibile.

Sconcerti, sempre in fase di premessa, fa anche i conti male: dice che Lautaro sia, numericamente, a livello di eccellenza rispetto al suo recente passato. In effetti è così, mai come quest’anno il suo rendimento è stato efficace, si conta una media reti pari a 0,5. Da quando è all’Inter la media reti parla di 0,39, lo scorso anno, 0,44.

Non mi paiono numeri da goleador di razza, in ogni caso. In tredici partite di Cenpion Lig ha fatto un gol.

Tuttavia l’ineffabile Sconcerti si dimentica di osservare che questa squadra, quest’anno, ha prodotto inondazioni di occasioni da rete, eppure El Manzito è solo croce dei tifosi e scarsissima delizia; come mai?

Le mie risposte sono semplici e verificabili: non salta l’uomo, non è in anticipo sui suggerimenti, non occupa una posizione in area conveniente, non tira dal limite, non la prende di testa….devo aggiungere altro? È un giocatore, nell’atteggiamento del corpo, in fase involutiva, insicuro su ogni pallone, che meriterebbe due mesi di panchina. Ha ingaggio da protagonista, ma è onesto comprimario; vive di ebbrezze e coltiva le sbornie senza sapere come uscirne, con un atteggiamento abulico al limite dell’accidia. L’esatto contrario di quello che servirebbe a quest’Inter.

Concludo questo disarmante racconto con l’intervista che ha rilasciato Inzaghi nel dopo partita, dove si è spinto, da uomo standard qual è, verso la più drammatica delle affermazioni: “Saranno tredici finali!”.

Quando sento questa frase, come dicono a Roma, peggio me sento.

È già difficile preparare una finale, qualsiasi essa sia, figuriamoci tredici consecutive; a Inzaghi servirebbe una cena chiarificatrice con tutti noi, assorbirebbe un po’ di sano e robusto interismo. Gli eviteremmo numerose cazzate da qui in avanti, oggi ne ha collezionate un bel numero e non vorrei si avviasse a perpetuare questo insano costume. Il primo a essere stanco mentalmente mi pare proprio lui. Il resto una logica conseguenza.