La partita con JMS, il famoso Derby d’Italia, deve avere sempre del veleno; nelle dichiarazioni della vigilia, durante il match o nel post-partita. Mi voglio sottrarre dalle polemiche sul rigore che ha determinato il pareggio, la VAR è chiara, mi è meno chiaro l’atteggiamento dell’arbitro in campo, ma poco importa, in fondo, credo abbia diretto bene una partita a scacchi più che un incontro di calcio moderno.

Era tangibile dalle interviste la scarsa attitudine di Inzaghi a fronteggiare queste nuove pressioni, l’espulsione per lancio di pettorina la cartina di tornasole. Al tavolo da poker dell’anteprima, l’allegro Allegri aveva bluffato come il più consumato dei bari pur di portare la deriva del futuro incontro verso una battaglia di nervi.

Così è stato, con i nostri oltremodo contratti, statici, guardinghi, con una feroce paura di sbagliare, compagna di viaggio caustico in queste trasvolate. Chi l’avesse disseminata nel nostro spogliatoio non sappiamo, lo immaginiamo. La risultante è una “vis a tergo” degli uomini in maglia pitonata troppo modesta per le necessità del caso.

Non disporre di questa JMS è colpa grave se le ambizioni fossero quelle dello scudetto; siccome l’obiettivo è la qualificazione Cenpion possiamo accettare questo ruolino di piccoli passi e di grandi recriminazioni. Non ho annotato una parata dell’estremo JMS in tutta la partita, un fatto che si commenta da solo.

Guardando ai singoli, perché di collettivo si è visto veramente poco, possiamo erigere a baluardi due dei tre difensori, essendo il Basto propenso all’apnea e alla conseguente “bastonata”. Mi esento dal commentare il tremebondo Handa, che sembra fronteggiare a ogni tiro la palla sbirulina; elemento non indifferente nel distribuire ansie a chi di ansie viene già nutrito.

Darmian e Perisic hanno avuto la meglio sugli esterni JMS, il primo rasenta la palma del migliore in campo, mentre il secondo ha sprecato, purtroppo, l’unica occasione per esserlo. L’avesse fatta non ci sarebbe questo commento, ma tant’è.

Il Durlindana sembrava a corto di benzina ma ha agitato le acque del centrocampo con il consueto impegno.

El Chala ha avuto la fortuna di esprimere l’unico pezzo di calcio che conosce benino nella carambola del primo gol e ha eseguito compitino da terza elementare, titolo di studio insufficiente per accedere al rango di protagonista positivo. Ha furoreggiato il Turbinante Nicolino, che parrebbe ingeneroso criticare essendo lui ovunque. Per essere più preciso direi quasi ovunque, poiché non l’ho mai visto affrontare con decisione l’area avversaria, l’unico vero luogo ove un giocatore – realmente determinante – dovrebbe esprimere il meglio di sé.

Gekko è questo: esperienza, classe, raggi d’azione vasti nel pensiero ma limitati dall’anagrafe. Un attaccante giunto a questa meta con qualche anno di troppo, per nostra sfortuna attuale. Tuttavia unica presenza offensiva e, come tale, doppiamente meritoria. Ha fallito, per l’ennesima volta, uno sfuocato El Manzito, neghittoso sino all’accidia; ha fatto più il Frullator Lussuoso, autolimitante, in dieci minuti che lui in sessantacinque. Si è giocato in dieci e questo, alla lunga, ha inciso. Il Giando ha fatto quello che può fare, una blanda difesa e una modesta offesa. Non è comparso El Charrua, troppo poco il tempo per carburare. Last but not least El Panteron Dumfries, l’uomo che ha riportato in pari il match. Martedì avevo avuto il privilegio di vederlo dal vivo e avevo tratto una conclusione: non conosco i margini di miglioramento, ma il suo ingresso in campo, allo stato attuale delle cose, sarebbe giustificato sole se l’Inter avesse subito una sorta di Superga e lui non fosse stato convocato in occasione della sciagura. Avrei preferito Kolarov che, stante la velocità, non sarebbe potuto nemmeno andare vicino ad Alex Sandro, oppure Dimarco, che sarebbe caduto a terra prima, infine D’Ambrosio che, dati i poteri taumaturgici da sempre riconosciutigli, avrebbe indossato i panni di Sant’D’Ambroeus e avrebbe salvato in tribuna. In sostanza tutti ma non lui, acerbo e sperduto olandese di colore.

Il calcio asfittico e rantolante che esprimiamo non ci ha concesso molto; abbiamo dato l’impressione di controllare a più riprese l’incontro ma, come la scorsa volta, è mancato il pugno del k.o.; data la pochezza di JMS, dato che non deve suonare consolatorio, sarebbe stata enorme iniezione di fiducia tramortirla con un bel “uno-due”. È rimasto l’uno a uno che scontenta più la JMS che noi. Marciamo a una media da terzo posto e di questo dobbiamo prendere atto.

La cifra tecnica della squadra è indubbiamente bassa, sia per qualità intrinseca che per stato di forma dei giocatori, Lautaro in testa; a questa si aggiunge la gestione contradditoria di un allenatore che necessiterebbe di un sano conforto e di una guida per evitare di trasmettere le sue ansie a chi, capitano in testa, dovrebbe vivere a camomilla. Cerco di avere fiducia, ma questa sera ho provato il gusto rancido del film già visto.