Fine settimana di gioioso godimento, bello vedere i ragazzi sul pezzo pur provenienti da una settimana di rilassamento post maratona.
Lo ammetto, ha aggiunto un’ulteriore dose di stupore al mio ben noto spirito Herreriano Mourinista.
Il Marmottiano Donnandonio è riuscito a sfatare anche il tabù secondo il quale,  dopo grande impresa, la mia Inter tendeva a prestazioni sonnolente, come ad esibire l’hangover da festa 
prolungata quale bernoccolo non meritevole di biasimo.
I ragazzi ci hanno invece voluto mostrare quanto il credo dell’ex gobbaccio sia profondamente stampato nel loro attuale DNA pedatorio, addirittura migliorato dalla leggerezza di potersi divertire 
senza assillo alcuno, con la mente sgombra, sollazzo puro sul prato verde giocando al pallone.
Non credo che i blucerchiati fossero più demotivati del solito, salvi da Natale ma privi di ambizioni copparole, fanno da sempre quel gioco lì, lo stesso che all’andata ci diede più di un fastidio. 
Penso piuttosto che la ridotta qualità estetica del nostro calcio dell’ultimo mese fosse solo un effetto collaterale della consapevolezza di esser a due passi dalla gloria. 
Sono dell’idea che la tensione di non voler aggiungere un’altra storica tacca ai tragici racconti dei dipendenti di Appiano con sufficiente anzianità, aggiunta agli effetti del martello pneumatico con 
parrucca di castorino, devono aver per lungo tempo contratto i gesti più naturali, sostituendoli con studiati movimenti incisi nel copione unico, tanto inestetici quanto redditizi.
Sabato ho avuto davanti agli occhi dei ragazzi che, liberati da ogni fardello, volevano solo divertirsi e, vivaddio, se con la benzina Gonde ti viene anche voglia di schiacciare sull’acceleratore, beh lo 
spettacolo che ne sortisce è godibile assai.
E poi, non so voi, ma ho passato tutta la settimana ad aspettare la disputa tra compari minori, la partita “ad apicem stercore” i colori più brutti e detestati mescolati in un liquame fetente.
Ho sempre assistito alle sfide tra gobbi e cacciaviti con malcelato fastidio, una sorta di fatale impossibilità di parteggiare per alcuno dei due osceni contendenti, un po’ come essere costretti con la 
forza a scegliere tra una colica renale e una ripetuta di martellate sull’alluce nudo.
Ma per ogni buona regola c’è sempre un’eccezione e quest’anno calcisticamente fatato mi ha persino regalato la soddisfazione di guardare sorridendo i ventidue sciamannati biancorossoneri 
accapigliarsi per una ciotola di nostri avanzi.
Certo, l’ideale per uno come me sarebbe stato un pari, uno di quelli che scontentano tutti tranne me che guardo ridendo, ma non si può avere tutto e per questa volta mi accontento di vedere la 
ladrùna sabauda addirittura umiliata da quell’accozzaglia di ciste in rossonero.
Vorrei finire col botto, quelle robe che neanche nelle favole lisergiche, tipo bbilan che fa tre punti, la rube che ne fa sei e tutte e due finiscono in Uefa a giocare col Trabzonspor mentre una Aaaalazio 
già rassegnata fa bottino pieno e si prende l’ultimo posto disponibile per la Champions.
Comunque, godiamocela ragazzi, gustiamo domenica per domenica la sofferenza del brivido minore, lasciamo che i poveretti si scannino fino all’ultimo.
Quando a noi successe – ricordo un salvifico gol al 93’ di Del Vecchio millemila giorni fa – loro ridevano come iene.
Ora tocca a noi. Bellissimo.

Hasta luego, hermanos
Cecio