Esistono brani musicali che rappresentano la colonna sonora di epoche; sicuramente “I shot the sheriff” di Bob Marley, addolcita e nobilitata nella cover di “slowhand” Eric Clapton, è una di queste. Narra di uno sventurato – reo-confesso, probabilmente imbottito di marijuana – che dice di avere ucciso lo sceriffo, ma di non avere ucciso anche il vice-sceriffo; in aggiunta, chiede le attenuanti generiche perché ammazzò il “di cui prima” in una situazione di legittima difesa. Gli esegeti videro in questa ballata una metafora della rivoluzione “alla canna” esportata dal saltellante giamaicano: noi ci facciamo lo spinello fuorilegge ma lo facciamo per auto-difesa e, inciso, non facciamo nulla di male…. Io mi sono sempre accontentato di rincorrere il sublime “riff” di chitarra espresso da Eric, senza pensare a molto altro e, soprattutto, senza farmi le canne. Questo mi ha, purtroppo o per fortuna, ancorato a una semplice realtà che, alla fine, aiuta molto nella comprensione del mondo.

Infatti, se in quegli anni, metà dei settanta, secolo scorso, mi avessero detto di andare a vedere FC Internazionale Milano contro Sheriff Tiraspol (Transnistria), avrei sbadigliato e, raccolto il pallottoliere dalla soffitta, mi sarei recato al tempio conscio del fatto che la vittoria di goleada sarebbe stato il minimo sindacale.

Il calcio di oggi è, per contro, di tutti; ovvero è calcio di nessuno. I moduli di gioco sembrano fatti in ciclostile, minimi dettagli sembrano trovate geniali, corrono tutti come degli ossessi e, per conseguenza, la tecnica accessibile a quei ritmi è affare di pochissimi. I Transnistriani si presentavano a San Siro con il primato del girone e la vittoria contro il Real Madrid; “me cojoni” direbbero nella capitale. Nella testa del nerazzurro tipo si sono quindi addensati nuvoloni e, confessiamolo, ognuno di noi pensava a ben altro sceriffo: Pat Garret, feroce inseguitore del giovane rapinatore “Billy the Kid”, che mandò quest’ultimo a bussare alle porte del paradiso (knockin’ on heaven’s door – Bob Dylan – Premio Nobel). Una sconfitta ci avrebbe portato all’inferno, altro che paradiso, ma la trama sarebbe stata la stessa.

Non è stato così e, a conti fatti, il dominio è stato assoluto: tre gol, due legni, un paio di parate miracolose. La larghezza del copione costringe a lasciare in secondo piano le pecche, peraltro evidenti e perniciose, e fa esaltare i pregi di una freschezza di gioco che, purtroppo, ha evidenti limiti tecnici, sui quali Inzaghi può poco. Infatti, se “El Panteron” Dumfries ha dei laterizi al posto dei piedi le colpe non sono dell’allenatore. Ha estratto la prestazione a comando, tipica dei fuoriclasse (Sandro Ciotti, sublime), Gekko; il gol al volo è un condensato di intuizioni psico-fisiche non governabili col solo intelletto, mentre è stato meraviglioso un dettaglio, vero valore aggiunto della Cenpion Lig, del secondo tempo: una diagonale difensiva eseguita con una corsa di quaranta metri a stroncare un contropiede avversario che, se proseguito, avrebbe dato la chance del vantaggio ai gialli balcanici. San Siro, conscio dello scampato pericolo, ne ha riconosciuto il merito con ovazione degna. Merita un elogio il Pino Silvestre crestato: ha spizzato, inconsciamente, per Gekko nel primo gol e ha dato il vantaggio con una percussione offensiva come ai vecchi tempi. Con gli Sheriffi gli è stata concessa, accontentiamoci.

Mi esprimo in favore dello svillaneggiato Dimarco: oltre ai chilometri che percorre nelle varie fasi di gioco, ne aggiunge un’infinità per andare a battere corner, punizioni e fors’anche rinvii. Brav fioe, avesse dieci centimetri in più festeggeremmo un talento, oggi santifichiamo Dimarco.

Il resto è stato quotidiano ovvio, sul quale non vale la pena insistere; teniamoci per la grande disfida di domenica. JMS. JMS. JMS.

We shot the Sheriff, it’s enough!