Giocare con l’Empoli rappresenta, da qualche tempo a questa parte, una discesa negl’inferi; a quale girone appartengano gli empolesi mi risulta difficile definirlo. Senza dubbio si collocano tra quelli che infliggono le peggiori sofferenze; non certo per la cattiveria degli stessi. I blues hanno, di fatto, giocato un calcio spigliato e leggero, si sono astenuti da comportamenti ruvidi e, in definitiva, si sono arresi come demoni sottomessi da angeli liberatori.

Di sicuro una gita negli inferi se la sarebbero meritata Skri, uccellato in “estirada” da un frizzante Pinamonti, e l’Olandesina, sonnolento nell’interpretare un lancio dalla metà campo; Handa, avendo esaurito i miracoli da tempo, ha opposto solo umana resistenza.

Sotto di due – avendo Inzaghi optato per uno schieramento a trazione anteriore, essendo la scelta Dimarco l’espressione di questo azzardo tecnico-tattico – poco ci sarebbe stato da fare, se non insistere per scardinare l’onesto fortino toscano.

Sua Maestà Perisic, svestiti i panni della spalla di Ollio, ha elargito “bon-bon” di ogni qualità agli sventati frequentatori dell’area empolese; buon per noi che uno di questi abbia deciso di svirgolare (delle volte svirgolano anche per noi) e da lì il destino mi ha assicurato che sarebbe stato solo questione di attimi.

Mi confortava anche la maglia nera “arcobalenata” con la quale abbiamo addirittura espugnato Anfield Road; non sono scaramantico, ma, da qui alla fine, la indosserei sempre.

Con questa “camiseta” mi pare s’esprima come meglio non potrebbe El Toro, rigenerato da chissà quale pozione, che ha insaccato un assist a ritroso di un normo-ispirato Chala; la rete del Toro ha la sfrontatezza dai Murcielago quando scendono nell’arena, come è cornata di un Miura quella che inchioda l’Empoli al suo ruolo di onesto comprimario.

In questo roboante turbinare ha trovato una parte non irrilevante Nicolino Barella che, come spesso ho modo di dire, convertisse il 25% del volume di gioco prodotto in qualcosa di memorabile si assesterebbe tra i maggiori “midfielder” del panorama europeo, per non dire mondiale. Spero sempre in quel salto ma, tutt’ora, mancano sempre 100 euro per arrivare ai fatidici mille.

Brozo ha mulinato la durlindana come sempre; schermato efficacemente nella prima fase, ha preso successivamente le redini del cocchio interista e si è presentato trionfatore nella piazza d’armi che ben settantamila hanno affollato. El Panteron è stato opaco, Dima è stato sufficiente; chi ha nuovamente ciccato l’appuntamento è stato il Tukumano. Il ragazzo, accompagnato da un’indolenza tipica delle lande di origine, ha evidenti problemi che non sono ascrivibili alla sola broccaggine; non voglio parlare di talento inesprimibile, ma di talento non adeguato al palcoscenico. Ci sono violinisti della Scala e violinisti dell’orchestra spettacolo “Giovanni e i gitani”; probabilmente lui è di questa seconda risma, non deprecabile, ma adatto più al “Tango delle capinere” che alla magistrale “Oblivion” (Astor Piazzolla) che sentii, nel di cui sopra teatro, emulata dal violino sublime di Salvatore Accardo. I subentranti hanno fatto quanto già sappiamo; dato il livello ha giocato persino il Mohicanino, essendo la cresta ridotta.

Il Frullator Lussuoso ha usurpato applauso liberatore con una rete che dieci minuti prima aveva fallito da posizione identica. Gekko, complice l’anagrafe, conserva pensieri lucidi ma piedi sghembi.

Rimane l’analisi numerica che, a mio modestissimo parere, appare sconfortante: 37 (trentasette) conclusioni sono una montagna di lavoro offensivo.

Se dieci vanno in porta e il pur valido Vicario deve essere abile solo per sventarne una, essendo stato centrato dalle altre, la mia domanda è semplice: come mai ventisette tiri su 37, ovvero il 73% delle conclusioni, sono finiti fuori bersaglio?

Se aggiungiamo i cross che sprechiamo e i corner non finalizzati ci rendiamo conto che il nostro gioco sia bi-fronte; da un lato si costruisce, ma dall’altro non si sa finalizzare con la giusta freddezza, non si divide mai l’area con arguzia e mestiere, si cerca l’impossibile quando il semplice dovrebbe essere la norma.

L’esatto contrario dei cugini che, imbastendo il 30% delle nostre azioni offensive, riescono comunque a fare eguale numero di gol; c’è da mangiarsi le mani per i regali fatti, ma questo è quanto. Non spero in Gasperini e nemmeno nel Sassuolo, noto feudo milanista. Spero solo non finisca con la beffa del pari punti, sarebbe troppo.

Non è finita, finché non è finita, avrebbe sentenziato Boskov; ma sembra che stiano scorrendo i titoli di coda.