Esimio Mam, caro Paolo,
della partita s’è detto tutto, una superiorità a tratti esagerata, un paio di volte mi sono tornati alla mente i giardini della Guastalla a metà anni sessanta, con i papà che giochettavano coi bambini, quelli piccoli.
Si conferma comunque, a prescindere dal valore piuttosto modesto dell’avversario di ieri, la sensazione di assistere ad una delle più belle Inter mai viste, schemi, grinta, fantasia e precisione scorrono lievi come giocassero assieme da sempre.
Qualunque sia l’avversario, diamo sempre la sensazione di essere, di gran lunga, i più forti e tutto questo in periodo natalizio è un piacevolissimo regalo.

Mi associo all’invito di ricordare qualcosa del grande Peppino Prisco, inviando anche a voi il ricordo che ho di lui attraverso i racconti che si facevano in famiglia sulla grandezza di spirito di quest’uomo inarrivabile.

Siamo alle soglie della stagione 1946/47, Milano è ancora disseminata di macerie, ma è tornato finalmente il calcio e nell’aria si respira finalmente una grande eccitazione, immaginatevi per ragazzi di 23/24 anni…..
Mio padre, mio Zio Ric ed altri quattro storici amici dell’università sono una cosa sola, sempre insieme, uniti dalla fede intensissima per i colori nerazzurri.
Un giorno vengono a sapere che in serata, alla Stazione Centrale sono in arrivo i nuovi Sudamericani dell’Inter. 
Sì, perché allora gli stranieri non europei arrivavano in nave a Genova e poi in treno fino a Milano. 
A quei tempi i campioni ( o sedicenti tali ) si compravano sulla​ carta – falsa, molto spesso – e nessuno sapeva realmente quanto valessero. 
L’atmosfera era elettrica, stava per palesarsi un piccolo plotone di “cantori del fùtbol bailado”, il tutto grazie alla mediazione di tale Tiger, uomo di fiducia in Sudamerica del presidente Massironi . 
Erano circolati solo i nomi e alcune scarne informazioni:
Elmo Bovio, attaccante e  Alberto Paolo Cerioni, mediano, erano argentini
Luis Tomàs Volpi, ala, Luis Alberto Pedemonte, centromediano metodista e Bibiano Zapirain, mezzala, erano invece Charrùa, uruguagi.
Su quest’ultimo, Bibiano Zapirain, circolavano commenti entusiastici, pare fosse tecnicamente il più fenomenale del gruppo, ma nulla di più, che faccia avesse, quanto era alto….

Davanti alla porta della carrozza del treno appena fermatosi, c’è un giovane avvocato, Giuseppe Prisco detto Peppino, figlio di napoletani, come il mio papà, da poco divenuto socio della sua squadra del cuore e da essa incaricato dell’accoglienza dei nuovi “campioni stranieri”.
Poco dietro, una gruppetto di una ventina di tifosi, tra i quali la “compa” di mio padre, senza calca o schiamazzi, solo grande curiosità mista a speranza.
Peppino Prisco ha in mano alcune fotografie, non ha altro per riconoscere i nuovi acquisti.
Sul predellino si para un uomo dalle sembianze imponenti, la faccia gonfia e i capelli impomatati alla Meazza.
Sì, la faccia è nota, in effetti gli assomiglia, ha quasi tutto per essere uno…Zapirain….
Guarda la foto, guarda lui, riguarda la foto, riguarda lui….
Dieci secondi di silenzio e poi, la voce chioccia di Peppino che, porgendo la mano all’uomo con un sorriso a 32 denti fa:
” Ooohhh benvenuto a Milano, Señ Zapirain, e mi scusi, suo figlio dov’è?”

Quello che doveva essere il migliore dei cinque era in effetti calciatore dai piedi dolci, peccato avesse – mio padre ci giurava su questo – almeno 10 se non 20 anni in più di quanto dichiarato.
Gli altri quattro si rivelarono effettivamente dei veri scappati di casa, durarono pochissimo e fecero perdere le loro tracce ancor prima che a Milano si parlasse di panettone.

Visto che al panettone ci siamo quasi, vi trascrivo alcuni dei moltissimi aneddoti sulla quella che, i ragazzi malati di calcio dell’epoca, definivano come  ” la banda dei bidoni ”

Luis Pedemonte, quello presentato come centromediano metodista, non sembrava neppure un giocatore di calcio e tutte le testimonianze del tempo convergono sulla certezza di non averlo mai visto effettivamente in campo.
I pochi racconti su di lui parlano di un personaggio schivo, ombroso, che passava il tempo a divorarsi enormi panini con la cotoletta seduto in tribuna.
Cerioni  e Volpi sembravano bravini , ma leggeri al limite del ridicolo, per Luìs Tomàs Volpi si parla addirittura di ” evidente rachitismo”.

Elmo Bovio è il più caricaturale: è freddoloso a livelli insostenibili ed in campo gioca solo con il basco.
I giornali – tutto vero , ragazzi – riportano di una sua azione in un incontro con il Grande Torino: 
i granata tutti in avanti ci cingono d’assedio, barricate alla Bava Beccaris, l’unico uomo lasciato alto, al limite del disco del centrocampo è lui, Elmo Bovio.
Un rimpallo, un rinvio alla Fantozzi, la palla arriva a lui, che scatta come un tarantolato verso la porta avversaria, dieci e più metri tra lui, solo, e gli ansimanti terzini granata che lo rincorrono.
E’ ormai quasi in area.  Gli cade il basco. Si ferma per raccoglierlo.  I difensori lo riprendono e ridendo passano il pallone al loro portiere.

Ma la più bella sul grande Elmo Bovio è quella di Modena. 
Gennaio 1947, i Canarini sono secondi in classifica, lui, col basco, fa un grande primo tempo e l’Inter chiude la prima frazione pareggiando con merito. 
Fa un freddo boia e al rientro in campo l’arbitro non fischia la ripresa del gioco. Conta i giocatori, l’Inter è in dieci. Manca lui, lo cercano.
Nessuno capisce dov’è Bovio. 
“l’abbiamo trovato!” si sente urlare dallo stanzone degli spogliatoi. 
E’sotto una coperta, tremante, abbracciato alla stufa.  Non torna in campo, l’Inter , in dieci, perde per uno a zero.
Di Bibiano Zapirain ho detto,  l’unico buono tecnicamente restò anche l’anno seguente, ma le cronache parlano di un calciatore sì dai piedi educati, ma “di molto appesantito nelle forme e di lentezza esasperante”.
Da lui e da Pedemonte su tutti, il termine “bidone” riadattato al calcio: un calciatore talmente fermo da assomigliare ad un bidone della spazzatura su cui far rimbalzare il pallone.

Questa storia, il ghigno del grande Peppino Prisco e le risate a crepapelle di mio padre e mio zio sono una cosa sola.

Ad majora frates

W l’Inter