Esimio Mam, 
sulla prestazione di ieri mattina dei pitonati nostri contro la cooperativa MandiMandi è difficile aggiungere altro a ciò che hai già scritto, e bene.
Solo un compiaciuto plauso all’applicazione massima che tutti, nessuno escluso, sembrano mettere nel tradurre sul campo i disegni tattici desiderati da Mr.Spiaze: la riuscita finale, in ogni azione, sembra dipendere ormai  solo dal livello tecnico di chi, in quel momento, viene chiamato in causa, gli schemi sembrano esserci.
Guardo il corrucciato DumDum e mi intristisco, non tanto per la continua sensazione di “voglio ma non posso” quanto per la consapevolezza di aver visto – per una sola, brevissima stagione – sprintare in quella zona quel portento di BeepBeep Hakimi, l’esterno più veloce e dominante dai tempi del Colosso Sisenando
Diceva bene Valentino ieri pomeriggio nel post partita, sembra di vedere il sequel di un filmaccio già visto, quando fummo costretti a sorbirci il patetico Pistone da Biella sulla stessa fascia dove poco prima sfrecciava il folletto paulista Roberto Carlos.

Ma, di questo fin de semana dal sapore dolce amaro poichè rovinato dall’ombra del Mou che fù, rimane la chiamata alle armi della stampa tutta in soccorso della vecchia merdosa sabauda, in evidente stato di abbandono nei procellosi flutti.
Caro Mam, sono anni che assistiamo ad inciampi grammaticali da far trasalire Alberto Manzi, sono diventati così numerosi che nessuno li nota più, ora è il tempo di fare delle parole carne da macello, i significati non esistono, o meglio, esistono solo a seconda di dove si vuole andare a parare.
Ieri, per esempio, ho appreso che non v’è significato di più variabile di quello attribuibile alla parola “crisi, o meglio, si può usare solo se “permesso dall’alto”, sennò è peccato. 
Da quando il froebi è froebi, di fronte alla maggior parte dei colori il significato è quello che conosciamo: “ è crisi! “ ovvero la situazione è precipitata, l’equilibrio compromesso, il clima è pessimo, si richiede intervento urgente, che sia tempo di cambiare? Leggiamo queste parole da una decina di lustri riferita alla nostra compagine quando capita di perdere un paio di partite, o fare un filottino di pareggi.
Evidentemente sui muri delle redazioni devono essere tornati a campeggiare, come ai tempi del Min.Cul.Pop.,  giganteschi poster con scritto “ricordatevi di chi vi da il pane”.
La parola crisi diventa “momento di riflessione”, “temporaneo e risolvibilissimo appannamento”, “benefico pizzicotto che può solo far bene”.
A leggere i giornali si pensa veramente di aver sognato: la banda dei mariuoli ha fatto semplicemente vomitare, è stata presa a pallate per un’ora – dal Verona, non dal Real di Gento e Puskas – la sua inguardabile disposizione in campo è riuscita a trasformare il modesto ma simpatico e diligente figliuolo del Cholo in un inarrestabile semidio del calcio, un misto tra  Pelè, Maradona e Eusebio.
Ma se fai un giro d’orizzonte sulla stampa – dopo una serie preoccupante di sconfitte, pareggi regalati dagli arbitri o vittorie immeritatissime – sembra solo che la vegia abbia “ancora qualcosa da registrare” mentre questi imbarazzanti scribacchini da catasto sabaudo sono in febbrile attesa di un nostro nuovo pareggio per poter utilizzare, in maiuscolo e a nove colonne, la bellissima parola. CRISI.

Dio salvi Zanichelli

Ad majora

Cecio