Era la novantesima volta che si giocava a Torino, sponda granata, in campionato; negli ultimi anni l’equilibrio, nonostante i diversi ranghi, era una costante. Oggi un Toro malaticcio e incerottato ha subito messo in chiaro che la patta poteva essere una buona prospettiva. Del resto Nicola, quando allenava il Crotone, ci fece la sfumatura alta con Falcinelli.

Noi, per contro, giungiamo agli appuntamenti domenicali sovra-preparati; l’ossessiva messa a punto dei dettagli che, immagino, Donnandonio mette in chiaro durante la settimana restituisce una squadra diligente oltre il dovuto, affannosamente alla ricerca del bandolo di una matassa che, quando ci aspettano, rimane difficile da trovare. Il gioco appare arrugginito, denso di palpabile tensione, privo di ogni rischiosa inventiva nei venti metri finali perché troppo lento negli sviluppi iniziali. Aggiungiamo una qualità finale non sopraffina e si giunge al risultato odierno.

Intendiamoci, la vittoria è striminzita ma non fa gridare allo scandalo, avendo noi governato la manovra per buona parte dell’incontro.

Tuttavia, Handa mi è parso ingiustificatamente titubante nelle uniche due occasioni, il palo e il gol, ove la sua passività è stata trasmessa anche a Basto e Skri. Nel primo caso “ciuffetto” è scivolato lasciando Lyanco libero di battere a rete, nella seconda credo che Ridolini avrebbe pagato per avere quel cast; giocatori che si scontravano tra di loro, altri che cadevano a terra, altri che guardavano lo spettacolo.

È il prezzo del primato, bisogna saperlo gestire. L’unico con le rotelle a posto del pacchetto arretrato mi è parso l’olandesina, che ha tenuto botta sugli stacchi aerei. I due “braccini”, di nome e di fatto, hanno cercato sortite offensive che sono state particolarmente gradite al Torino avendo i due montato le scarpe rovesce.

Sono stato sodali Perisic e Beep-Beep; quest’ultimo addirittura nocivo. La qualità dei cross del marocchino ha fatto rimpiangere Biraghi e questo la dice lunga sulla merce messa in mostra dal “road-runner” africano.

Ha pure sbagliato il match-ball, ciabattando da posizione centrale. L’ingresso di Young ha messo ulteriore apprensione, il declino pedatorio dell’inglese è tangibile da partita a partita, oggi “l’è burlà giò de per lù” nel suo gesto tecnico più eclatante. Ma non è finita: il Turbinante, nel suo perenne pendolare, ha sbagliato la misura nove volte su dieci, salvo poi inquietarsi con i compagni quando lo ripagano della stessa moneta. Brokkovic si è ripresentato all’appello, ha fatto circolare palloni pieni di balzelli e ha alimentato il fare orizzontale e inconcludente dei nostri. L’Etoile di Odense, che avevamo acclamato per l’uso della scimitarra, ha ripreso a fare “plieè” con il suo tutù che mal si adatta in queste ruvide arene.

La Lu_La ha agito al limite dell’accidia per tutto l’incontro salvo riscattarsi in occasione delle reti; non è un caso che el torito abbia fiocinato i consimili con un colpo di testa di rara bellezza, finalizzando una palla deliziosa del Frullator Lussuoso, vero diversivo in queste giornate di “rella”.

Non c’è molto altro da dire, la marcia prosegue, ma si spera in un’inondazione di calmante e di ansiolitico fino al prossimo turno. Ormai ci conoscono, ci aspettano e noi, con esasperante pigrizia sportiva, recitiamo un copione che pare essere ormai rancido.

Oggi abbiamo messo un altro mattoncino ma il muro è ancora da costruire per giungere all’undicesimo piano.

Silenzio bausciones, godiamo senza fiatare perché l’ossigeno non può essere sprecato.