Esimio Mam,

ancora intontito da uno dei più allegri weekend del terzo millennio, inizio il silenzioso cammino verso la sfida cacciavite, appuntamento che le mie coronarie ormai eviterebbero a prescindere.

Lu-La rossa ha fatto nera Aaaalazio, il pensiero va al grugno imbronciato del truffatore coatto e non mi può che scappare un largo sorriso.

Dici bene, come sempre, chi contro di noi pensa di poter sciorinare calcio tulipano è destinato a buscare, se a questo aggiungi alcune scelleratezze del piccolo della famiglia di democristi piacentini piangina,

il risultato diventa conseguenza quasi algebrica.

Decidere di affrontare Mobìlia negli spazi con un bradipo come Parolo in luogo di un ben più strutturato Acerbi – lasciato alto sulla fascia manco fosse Ryan Giggs – è scelta di singolare stupidità, oltre che

di detestabile presunzione. La scenetta poi davanti alle telecamere sul rigore “visto troppo in fretta” riabilita anche la più inguardabile delle Donnandoniate post sconfitta.

Un paio di turni fa mi dicevo non convinto della la tua diagnosi su Mobìlia, che vedevi spossato e bisognoso di riposo: la partita di ieri sera è ulteriore conforto alla mia spericolata tesi, a mio parere un margnone

quintalato come Lukakone se si ferma è perduto, abbisogna di un TIR di calorie al giorno, se lo lasci in poltrona due giorni ti ritrovi un Bramieri di colore, simpaticissimo, ma poco utile alla causa.

Sorprendente lo Stanlio Cruàtt, di solito al minuto dieci del primo periodo ho già esaurito la quota bestemmie concessami da San Peppino, ieri sera mio figlio ed io, al quinto intervento difensivo alla Dyalma Santos,

ci siamo guardati chiedendoci chi fosse quello strano impeccabile terzino e, soprattutto, in quale pilone del nuovo viadotto Polcevera Donnandonio avesse inserito lo Stanlio vero.

Passano i lustri ed io resto della mia idea, che sarà stantìa – rifacendosi con devozione alle teorie delle due M, Mago e Mou – ma riflette in modo assai più sincero la stessa natura umana peninsulare: stare coperti per

ripartire resta il calcio più bello, oltre che il più redditizio.

Al mio vetusto occhio rilucono assai più tre o quattro sgroppate in campo aperto che un rosario infinito di titictitoc.

Le galoppate di Mobìlia ieri sera e di Barellik con la ladrùna goeba valgono più di tre anni di possesso palla.

Siamo in cima, ora dobbiamo restarci, sarebbe magnifico continuare partendo dal riportare nella giusta mediocrità la compagnia cacciavite, Giostraio isterico in testa.

Hasta siempre

Cecio