I nuovi inizi, per chi comanda, sono sempre subdoli; i rinnovi di preparazione, obbligatori per quelli che vogliono andare fino in fondo, tendono a marmorizzare i muscoli e le idee.

I meccanismi, che parevano scontati sino a tre settimane fa, arrugginiti.

Aggiungiamo una certa dose di tensione, un avversario non malleabile e gli ingredienti per una disfida sofferta sono stati serviti nel frigorifero di San Siro.

Ha trionfato, confermando progressi già assaporati in autunno, il Basto; gol e assist di pregio per Skri incorniciano la prestazione di livello internazionale. È stato suo sodale, con neo, il suddetto gigante slovacco; nell’azione del gol laziale si è lasciato trascinare nel classico gorgo calcistico che risponde alla filastrocca: è tua? È mia? È della zia? Morale, complice un’uscita a viole di Handa, la palla è stata ciccata da Immobile che, nonostante tutto, ha ribadito in rete. Sebbene io sia suo instancabile detrattore, debbo ammettere che Batman Handa ha rimediato al misfatto con qualche coraggiosa uscita, provvidenziale. Mi è parso sottotono l’Olandesina, sempre a disagio con gli ex-compagni.

Parlando di ex, val la pena andare subito da Inzaghi; mi è piaciuto anche in questa serata di lotta e di governo. Senza fantasticare calcio, ma obbedendo a vecchi stilemi degli anni sessanta, ha messo il Giando, a uomo, su Milinkovic-Savic. Questa mossa tattica ha dato traduzione alla famosissima equazione: se per noi non gioca Gagliardini e per loro non gioca Milinkovic, abbiamo un serio vantaggio. Vantaggio che si è concretizzato nel tempo, man mano che il Durlindana Brozo, stasera in versione assonnata, ha smaltito cenone e botti. Insostituibile. Come il compagno biancorosso, Stanlio Perisic, voluminoso per apporto, ma raramente decisivo nei versi finali.

Nel reparto sterilità hanno trovato alloggio, con caratteri diversi, il Turbinante Nicolino, il Panteron Dum e il duo d’attacco, che definire d’attacco pare offensivo.

Barella è dinamismo inarrestabile; se la soluzione ultima va spesso per gli altri, lui stesso se ne è scusato a più riprese (finalmente) ieri sera, la somma supera di poco lo zero. Non tanto per un uomo descritto come d’altra categoria. El Panteron l’è ches chi; se non ha prateria, tende a inciampare sul pallone e non vado oltre.

I dioscuri, Manzito e Frullator Lussuoso, hanno fatto il solletico ai pur insipienti estremi laziali; il primo aveva anche timbrato in microscopico fuorigioco, ma fatico ad annotare azioni risolutive. La mezza girata risponde al vecchio: bel tir – bela parada, neanche tanto bella, tra parentesi. L’inutilità che accompagna le conclusioni sfortunate. Il secondo ha rammendato calcio, frullando da par suo lontano dai sedici metri, un orpello calcistico per chi, di contro, dovrebbe scudisciare il cuoio nell’area di competenza, luogo in cui ha vanificato mestamente ogni intenzione. Buon per noi che l’impianto difensivo ha risolto tutto, perché Gekko ed el Tuku sono stati addirittura peggio, se fosse possibile. Del Mohicano non parlo per decoro e per Darmian accetto tutto. Come per il giovane Dimarco, ieri più gamba che fosforo.

Non voglio pensare a mercoledì, inutile diversivo nel tragitto più importante; guardo invece con un velo di preoccupazione a domenica prossima, dove un pari mi andrebbe a pennello. Buon anno bausciones.