Fiorentina 1 – Inter 2 Ottavi di Finale Coppa Italia 20_21
La Coppa Italia non era geneticamente una competizione della nostra generazione; quando si portavano le “braghette corte” era rodaggio estivo buono solo per accumulare brutte figure, sinistri presagi di stagioni insulse. La Grande Inter la guardava con disdegno e noi con Lei. Era rimasto il successo dell’Ambrosiana, poi solo squadre che si consolavano con quella coccarda tricolore, gloria per seconde file o per la sbiadita JMS degli anni sessanta.
Solo quando arrivò il Berse, quasi per caso, arrivammo alla finale; la CI fu il suo alfa e il suo omega, Bini a levar la coppa consolatrice delle angherie subite nell’anno.
Solo con il ciclo Mancin-Mourinhano ci divertimmo sul serio e, su quell’abbrivio, fu l’ultimo trofeo di questo millennio.
L’incontro di CI, specie quello infrasettimanale anticipato per le paure di nebbie ferali, aveva il sapore della scampagnata, panino e coca, biglietto da due lire e posti a volontà, sempre dietro la porta dove attaccava l’Inter.
Quella di oggi aveva il medesimo sapore, l’unica differenza con quelle degli anni settanta, la stagione e il lavoro.
Così ho sbirciato, letto commenti furtivo, sentito amici che mi cercavano, trilli whatsapp come segnali premonitori.
Crystal Sensolo che si rompe, l’Enigma di Odense nel ruolo che fu del centromediano metodista, il Mohicano che zappa il rigore, il Frullator Lussuoso imbalsamato nell’area piccola, el torito sempre più verso el manzito (avrà mica esaurito tutto col Crotone).
Handa che guarda, il magma che avvolge la manovra e la solita illegale sofferenza, tra una pagina della Gazzetta Online occhieggiata, tre squilli di cellulare intermittenti e l’amico che, nella sua pausa, ha potuto vedere quello che ti aspettavi: il pareggio.
I supplementari, l’arrivo del settimo cavalleggeri, la durlindana e il crapone di Lukakone.
Mi son tornati in mente Pavone, Cerilli, il giovane Muraro, l’anziano Mazzola, lo statuario Facchetti, Spillo che incorna il Toro. Un calcio pane e salame, il tre che randella il sette, il cinque che fa il mazzo al nove, il quattro che imbavaglia il dieci…colpire tutto ciò che è in movimento, se il pallone meglio! (Nereo Rocco).
Il triplice fischio portava una risata o un sommesso ‘fanculo’, la metro e a casa a fare i compiti, pensando sempre e solo all’Inter.
Oggi avrebbe potuto essere come cinquant’anni fa; non sarebbe mancato lo spirito, di diverso solo la maglia-tovaglia.
Prepariamoci alla madre di tutte le partite…non dico oltre.