NTER 2 – MILAN 1 Quarti di finale di Coppa Italia 20_21


Quando arriva così, di soppiatto, infrasettimanale, quasi trascurato dalle ansie della vigilia, il Derby sembra un malessere stagionale; un fastidio da aspirina. Ti prepari distratto, non puoi augurarti la sconfitta, ma pensi ad altre inutili agonie se passi al turno successivo, nel caso si dovesse prevalere. Poi, col fischio d’inizio, il vedere rossonero genera quella strizzata di adrenalina e la partita diventa corrida. Troppi i livori sottotraccia, alimentati dal totem rossonero, il simil slavo dall’ego ipertrofico, la cui indubbia classe sarà sempre offuscata dalla spocchia antipatica che lo ha giustiziato, rendendo possibile l’impossibile.
Di fatto c’è un dato che rende il tutto impossibile, per la nostra sponda: non è pensabile, infatti, produrre diciassette azioni da rete e segnare su rigore e su punizione quando la clessidra aveva quasi esaurito la sabbia.
Il gioco leggiadro dei rossoneri è durato un amen; la torma di Donnandonio ha scandito un tempo lento ma asfissiante che, purtroppo, non è assecondato da terminali offensivi lucidi e spietati.
Le soluzioni definitive sanno di improvvisazione, quasi che nessuno sia deputato a sferrare il colpo di spingarda per uccidere l’avversario.
Nel complesso si è scazzottato calcio, il Milan ha ricalcato il copione di quelli che sanno come accoglierci, ovvero rintanarsi per ripartire. Tuttavia le schermature sapienti di Barella, in versione deluxe, e di Epic Brozo, volteggiando la durlindana contro gli infedeli cacciaviti, hanno funzionato. Come maiuscole sono state le riproposizioni costanti di entrambi, vera linfa offensiva per il nostro dispnoico attacco. La triade del Pino Silvestre, del croato che sembra Stanlio (grazie Cecio!) e del fu Kolarov ha commesso peccati veniali nella propria metà campo; sono parsi inconsistenti nell’atto di offendere, avendo Perisic creato un’occasione su trenta palloni giocati.
Di Skri e DeVrij poco si può dire perché lo score del Milan recita tre tiri, neanche il Crotone; il bello è che il loro allenatore era soddisfatto…e noi più di lui quando l’Etoile di Odense ha calciato, come pochi sanno fare, il pallone della vendetta che ha trafitto lo Jascin di giornata rossonero.
Non mi è dispiaciuto il Frullator Lussuoso, nelle cui gambe esiste gioco ma purtroppo non risiedono più gol; forse il suo futuro potrebbe essere proprio quello, prima di ritirarsi a fine stagione, di alimentare i tre supposti risolutori.
El Manzito ha prodotto iniziative fosforescenti, ma effimere come uno scoppio di carnevale, Hakimi ha una crisi di coscienza, pur essendo binario affidabile, se non altro per tenere la palla lontano dall’area. Darmian ha un po’ di “appianite”, speriamo diventi asintomatico al più presto.
E Handa guarda….Lukakone ha giù la batteria e quando si avvia sembra una macchina a cui sono stati lasciati accesi i fari tutta la notte. Un turno potrebbe anche saltarlo per ritrovare rabbia e condizione. Non c’è stato gran calcio, come sempre quando i nervi prevalgono sul cervello; instradandosi il match verso la fisicità siamo approdati nel terreno a noi più congegnale, posto che quella strada è stata imboccata dai cugini e non da noi, alla fine irruenti ma bonaccioni.
Vincere è sempre meglio che perdere, particolarmente col Milan; l’asfissia economica farà rimanere qui Eriksen, speriamo che da quella mattonella arrivino altre ciliegie come quella di stasera. Andare a letto dopo aver freddato il Diavolo nel recupero è una gioia sottile che fa dimenticare il calcio mesto visto stasera. Avanti Savoia, fin che ce n’è…viva il Re, che oggi è vestito di nerazzurro