In questi tempi così scossi, la forza e il coraggio di un vero nerazzurro – Mauro Bellugi – mi danno l’ispirazione, evocatami da Alberto, per un piccolo inciso sulla sua nobile figura.

Mauro, toscanaccio dai connotati beat, fu protagonista di un Inter di mezzo, la fine sfarinata della Grande Inter associata all’inizio balbuziente dell’era Fraizzoli.

Fu difensore di lotta e di esperienza, prova ne sia che, proprio Bearzot lo scelse come pilastro di una delle migliori Italie di sempre, quella del mondiale argentino.

Nell’Inter, primo e indimenticabile amore, si incastrò tra Burgnich, Giubertoni e Facchetti per vincere lo scudetto di Invernizzi; ma la sua sublimazione prese corpo con un rabbioso destro dal limite che, al 10° del primo tempo, batté Kleff nella vendetta contro il Borussia della lattina.

Fu un marchio meraviglioso in una carriera, onesta tra le nostre fila, resa notevole nell’emigrare a Bologna e Napoli. Nonostante questo è stato sempre dei nostri, nei saloon televisivi delle emittenti di regione e nelle opinioni sull’etere. Forza Mauro, le gambe saranno in titanio e andrà bene ugualmente, il gol per la storia c’è già stato e quello sarà abbastanza per il popolo bauscia.