È il 35° del primo tempo in un’Inter – JMS da Coppa Italia; la palla viene rilanciata nella metà campo nerazzurra e finisce nella giurisdizione di Alessandro Bastoni, classe ‘99 , difensore di belle speranze, nerazzurro e azzurro.

Handanovic gli corre incontro, amorfo nelle sue maldestre scelte, amimico, muto.

Bastoni ha dietro di sé il cinque volte Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, lo intuisce, ma non lo vede.

Il compagno, e capitano, non lo indirizza e il giovane decide: controlla di sinistro e con l’esterno….

Già, l’esterno; sublime tocco calcistico di proprietà degli eccelsi.

Nel suo epico “Morte nel pomeriggio” Ernest Hemingway descrive con dovizia di particolari la qualità del torero, in un trattato di tauromachia appassionato e appassionante.

Il torero, nelle sue espressioni massime, sfida il toro, per quanto ammansito dal drammatico lavoro della “pica” e dei “banderilleros”, come ama descrivere Hemingway, sul “suo terreno”, ovvero porgendo il fianco nell’area di azione delle corna taurine. È il vero valore della disfida tra il furioso ungulato e il leggero agitatore della muleta; il torero si espone al rischio della morte per dare la morte. Quanto più agita il drappo rosso che nasconde la spada in quell’intorno ove una mossa in più significherebbe sangue, tanto più gli onori dell’arena saranno quelli più sfolgoranti.

Non sono impazzito; è un paragone che mi salta sempre in mente quando vedo trattare il pallone con l’esterno.

Maneggiarlo con quella parte del piede è privilegio dei sommi, include un certo disprezzo della sfera che è tipico dei fuoriclasse; offrire il pallone senza la protezione del corpo è la sfida mortale di chi, toccato da un divino, può vedere oltre e decidere di irridere l’avversario, illudendo quest’ultimo di poter sferrare la cornata mortale, salvo ritrarsi in un respiro per farsene beffe.

Ho visto il Kaiser Beckenbauer giocare la partita d’addio solo d’esterno, ho amato Crujiff perché lo usava in modo sovrabbondante, ne faceva un uso fine Maradona, accarezzava Ronaldo brasileiro, Mancio Mancini confezionò una memorabile prodezza balistica in quel del San Paolo napoletano, lo ha sempre equiripartito con l’interno Messi, non ne ha mai abusato CR7, “just to name a few”, come direbbero gli esuli britannici. 

Il prode Bastoni ha preteso, con quel gesto, di assurgere alla risma di cotanti predecessori, finendo incornato.

Quand’ero piccolo non c’erano le sofisticazioni sportive simil professionali odierne, il calcio era insegnamento da oratorio oppure, per i più fortunati, da NAGC, ovvero Nucleo Addestramento Giovani Calciatori. Bene, in qualunque contesto, il controllo d’esterno era bandito e la protezione della palla col corpo era regola base da non eludere mai.

Offrire la palla al terreno del toro un peccato scusabile solo per chi, immenso, cerca il nostro solluchero; Alessandro Bastoni da Casalmaggiore potrà solo trovare la nostra bonaria comprensione se promettesse di non agire più con l’esterno, territorio per lui severamente proibito.