Esimio Mam, 
ho speso una vita a filare, sì esatto proprio come la Berta di quel bel pezzo di quel gran pazzo di Rino Gaetano.
Non con le mie manine, l’ho fatto industrialmente, come prima i miei zii e nonni, indietro fino al bisnonno Edgardo, linaiolo in quel de Bùsti Picùli.
Sono quelle strane cose lunghe e sottili che si utilizzano per fare i tessuti, che poi vengono tinti, rifiniti ed infine confezionati in fogge e dimensioni tali da permettere al nostro 
corpo ignudo di coprire le vergogne, ripararsi dal freddo, financo agghindarsi a festa.
Tutto bello, tutto interessante, tutto serio e produttivo, esclusa l’ultima parte.
Sì, perché nel passaggio finale da un prodotto grezzo ma ormai completo nella sua struttura a ciò che i nostri occhi sono costretti a vedere, si annida la parte più instabile, cialtrona 
e pericolosa del sistema: gli stilisti o sedicenti tali.
Come spesso capita nella vita, succede – per dirla in francese – che chi non sa una beata minchia, ma dispone di una particolare predisposizione a sfottere la massa anencefala, abbia 
il sopravvento o addirittura fama e onori a discapito di tutto ciò, ed è moltissimo, che sta prima di loro.

Tutto questo noioso preambolo per dirvi che ieri sera noi, abbiamo assistito a qualcosa di ben diverso di una semi amichevole dominata assai più di quanto non dica il risultato.
Abbiamo presenziato alla definitiva prova che la partita è persa, che persino il calcio, ove la tradizione ed i colori ad essa legati da un filo secolare sono l’anima stessa di questo sport, 
ha abdicato, lasciando che sgarruppati drappelli di disegnatori sfoghino i loro ghiribizzi da psicopatici gravi sugli interpreti in campo, con risultati onestamente disarmanti.
In luogo di disamine tecniche sul cross, sul tackle, sull’anticipo, sul modulo a zona mista, i commenti in corso di partita viaggiavano da “ pagliacci ubriachi” o “baiadere in libera uscita” 
da “capibastone in ferie a Ibiza” a “la risposta di Agrate al Carnevale di Viareggio”. 
Persino mia mamma, 94 anni, contessa milanesissima da tempo solitaria boscaiola, vissuta con il nerazzurro in casa per tutta la vita, ha chiamato per chiedere:
“Cecio, ma siamo sicuri sia l’Inter? ìin cùnsciaà de traà via..”.

Ecco, esimio Mam ed amici miei carissimi, questo è lo sport che ci aspetta, nelle mani di gente che non ha alcun interesse per la tradizione, solo per il business che può nascere costringendo 
i propri attori a vestirsi come pagliacci per convincere i milioni di pagliacci in giro a fare come loro.
Dovremmo imparare a goderci di più il nostro passato, composto da straordinari lasciti, perché ho la sensazione che lo spettacolo al quale saranno sottoposti i nostri eredi sarà qualcosa di 
molto più simile a oscene comparsate che a gare di quello che è, o meglio era, lo sport più bello del mondo.
Mi diletterò a pubblicare storie sulla mia Inter passata, è destino degli anziani passeggiare all’indietro, io non faccio eccezione.

Inshallah

Cecio