Non è la prima volta, non sarà neppure l’ultima, purtroppo; quando si gioca contro i ladri non può che finire così. La designazione di Calvarese è quella tipica del sistema; arbitro mediocre, alle soglie della pensione, che si sacrifica per la nobile causa di mantenere in vita un simulacro del calcio italiano in odor di fallimento.

La Var mitiga le nefandezze di Calvarese, purtroppo non può nulla su un gol regolarissimo di Lautaro e, parimenti, sul rigore dell’ultimo secondo, atteso e provocato dal più fanatico dei pagliacci bianconeri.

Ha chiuso con la cifra etica e morale, che questo club da anni vanta (scudetti revocati ostentati, arbitri prezzolati e esami di lingua taroccati, just to name a few), il capitano scenografo, in arte Chiellini, che ha menzionato questa partita come il loro “passillo de honor”. Ranieri ha avuto uno standing diverso e infatti non dovrebbe appartenere a questo calcio. E qui chiudo con JMS che spero continui questa deriva per i prossimi dieci anni, vista la qualità tecnica messa in mostra dalla banda bassotti di oggi.

Ma è ora di parlar di Inter e una prima riflessione mi viene naturale: ma se tu vai in una zona di ladri con la macchina, la lasci aperta, con le chiavi inserite?

Questa è una colpa grave, anche se sei distratto dalle grigliate scudetto, se sei stanco per un girone di ritorno giocato a mille all’ora, se, naturalmente, questa partita significa poco per te calciatore.

E qui c’è il vero nucleo della questione: quanto Interismo c’è stato oggi, in questo ruminar stanco e assonnato, in questo fare disattento nei momenti nevralgici della partita. Poco, per non dire nulla.

E questa è colpa grave perché la partita ha svelato, tra le pieghe, tutti i difetti peggiori di questa squadra, coperta corta e sdrucita, incapace di dettare ritmi definitivi e vincenti al bisogno.

Sarebbe bastato un minimo di attenzione in più e il pareggio sarebbe stato cosa fatta, fors’anche la vittoria; emblematica l’azione del secondo gol bianconero.

Skri ha palla tra i piedi, mancano trenta secondi alla fine del tempo; nessuno lo va a pressare, essendo JMS paga del pareggio. Ci sono trenta secondi da gestire, palla in profondità verso Turbinante, ormai inciucchito dal kilometraggio, colpo di tacco a centrocampo – roba da codice penale nel calcio di periferia, da patibolo in serie A – triangolo non chiuso e ripartenza avversaria. Palla al pagliaccio di JMS; Basto che guarda e l’Etoile che accenna a girarsi, peccato mortale, subdola deviazione e rete. Un gol preso con pigrizia e indolenza.

Non parliamo del terzo gol; pareggio raggiunto, calcio di avvio e, sebbene in superiorità numerica, tutti che rinculano in area; Stanlio sa che non deve toccare nessuno e invece cade nel tranello.

Ciò detto, hai lasciato la macchina aperta con le chiavi dentro a Gratosoglio; speravi di trovare il modello nuovo?

Unica nota d’onore è stato il colpo di durlindana finale di Brozo che, almeno, ha avuto un sussulto di orgoglio e una vena di interismo. Deludente e sciocco Baby Face, etereo l’Enigma di Odense che viaggia a mezzo all’ora con una bella apertura a partita. Beep-Beep è rivelato, di fronte al muro…ci va a sbattere. Turbinante sta sempre più vicino a quei giocatori a prodotto finale nullo, nel battere a rete è sovente distante dal bersaglio e quando cerca le soluzioni finali è incasinato. Sensolo ha cercato qualche geometria, lo Stanlio hustascia, come già detto, è caduto nell’imboscata finale. Ha incornato con alterne fortune El Torito che avrebbe meritato di più; è stato oltre la riserva Lukakone, al quale abbiamo già chiesto tutto e al quale non si può chiedere più alcunché.

Donnandonio ha vissuto la gara passivamente, conformemente ai tempi; non un’invenzione, non un cambio di rotta quando l’inerzia dell’incontro ci avrebbe potuto premiare. Anche lui avaro d’interismo.

Perdere con JMS lascia sempre l’amaro in bocca, perdere in questo modo fa parte di un copione del quale sarà bene fare tesoro; i difetti di questa squadra, nel suo complesso, sono parsi evidenti a fronte di una compagine che, se non aiutata dal dodicesimo uomo, sarebbe da mezza classifica.

Last but not least un aneddoto e la riflessione più ruvida.

È il 7 giugno del 1970, Guadalajara, Messico. Si affrontano nel gruppo 3, a sancirne la supremazia, Brasile e Inghilterra. Pelè e uno dei più raffinati complessi verde-oro contro i campioni del mondo uscenti. Sole canicolare e i leoni d’Inghilterra oppongono fiera resistenza ai brasileri; solo verso la mezz’ora, Jairzinho si invola sulla destra, centra un pallone delizioso che trova Pelè pronto alla capocciata a botta sicura. Inarcandosi all’indietro, con un riflesso felino, il classico Gordon Banks si esibisce in quella che negli annali del calcio fu definita come “la parata del secolo”, sventando in angolo. La leggenda narra però che il capitano, il compianto Bobby Moore, avvicinandosi all’estremo dello Stoke City, nel dargli una pacca sulla spalla, sottovoce, gli abbia mormorato: “Gordon queste, qualche anno fa, le bloccavi…”. Il rigore odierno di Ronaldo e il tiro confuso del pagliaccio colombiano il vero Handa li avrebbe parati; l’ultimo grave difetto messo in mostra oggi da questa Inter molto poco interista.