Olimpico amaro: sarà ora di svegliarsi

I tempi per la prima sconfitta stagionale erano maturi e così è stato; il modo è stato atroce, ma l’attribuire l’intera battuta d’arresto all’atteggiamento vigliacco di molti laziali suonerebbe ingiustamente assolutorio per una prestazione che aveva il sapore di una minestrina quando si sarebbe dovuto cucinare un’amatriciana.

È pur vero che giocare – deliberatamente – nella zona del campo ove gli avversari hanno l’uomo a terra è mossa che solo una squadra con la cifra etico-sportiva di Sarri avrebbe potuto fare; ma è altrettanto vero che non si può affrontare i banditi col fioretto, salvo poi cercare giustizie da saloon.

Anche nell’episodio che ha fatto svoltare una sfida, governata col piglio dei più forti, la squadra ha mostrato quei limiti che, probabilmente, sono dei singoli e, come tali, non rimediabili, se non con un pesante intervento dell’allenatore.

Sottraendomi all’analisi del risultato finale, fingo di essere uscito dopo ottanta dei novanta minuti giocati e cerco di interpretare l’affresco nerazzurro di questa notte romana.

La difesa ha un portiere che para il normale e, purtroppo, è inadeguato quando l’asticella si muove di un centimetro, due tiri vagamente impegnativi si sono tradotti in due nocive corte respinte, la prima salvata da un monumentale Skri e la seconda nella rete della vittoria laziale.

De Vrij è troppo olandesina, ma ha fatto il giusto; Bastoni è preoccupante. Sancito che la mezz’ora di Anderson sia cibo indigesto anche per i più allenati mangiatori di attaccanti, il Basto continua ad avere atteggiamenti del corpo sempre più imbarazzati, in confini ove la postura conta più della classe. Andare sui palloni in modo goffo, cosa che si sta ripetendo con sconcertante continuità, è segno di una condizione approssimativa. Non ha rincalzi ufficiali, questo il problema. Il rigore un regalo non più concedibile a questi livelli. Il mestiere di Darmian è molta cosa ma le soluzioni finali sono troppo poche per generare un costante pericolo. Sodale gli è stato il Turbinante Nicolino che, agendo da box-to-box con più spigliatezza, manca sempre del timbro finale. Del Giando possiamo ringraziare la dedizione, una certa attenzione in fase di copertura, ma il mestiere del centrocampista moderno prevedrebbe anche un apporto offensivo. Super Marcy ha agitato la durlindana con maestria ma non ho annotato spunti offensivi dannosi. Certo la gestione è stata maiuscola ma, purtroppo, gestire è diverso dall’offendere. È scolastico Dimarco, che ha spesso un tempo di gioco in difetto e i rifornimenti sono sempre di seconda scelta.

L’attacco è il punto dolente; Gekko è stato cariatide mentre Perisic, trasformando il rigore e dando tonicità offensiva, ha, unico nerazzurro, impegnato Reina. Correa indescrivibile, Lautaro tardivo, Vecino confuso, Dumfries ritardatario, Ciapanoglu costante nel suo grigiore.

Avendo la nostra compagine retto ad armi pari, se non meglio a tratti, il confronto, possiamo dire che la Scostumata Lazio (voglio vedere i cori di solidarietà della Curva se si ripeteranno a San Siro, non mi consta che i laziali abbiano fischiato i loro beniamini in occasione del gol incriminato) sia poca cosa, visti i giudizi sulle prestazioni dei nostri.

Siamo, triste dirlo, una “vorrei ma non posso” calcistica, vincolati ai mille difetti che ogni giocatore mette in mostra; a costo di essere impopolare cito il pezzo del Turbinante Nicolino nell’atto di sferrare il k.o. decisivo nel primo tempo. Illuminante sovrapposizione su Darmian, sublime tocco sotto a saltare il difensore, imperioso ingresso in area sul lato scoperto della Lazio e…passaggio al centrale biancoceleste. In definitiva, nulla.

La squadra, complessivamente, non ha la gamba per rovesciare l’incontro, per farlo suo, per dominarlo; infatti, gestisce, fabbrica una sorta di alveare che pare la fabbrica del Duomo e manca troppo spesso gli appuntamenti nevralgici per errori di misura e per cattiveria latitante.

Da ultimo l’allenatore: a Inzaghi piace cambiare, forse lo fa per contratto.

Purtroppo sarebbe obbligato a lavorar di fantasia che, purtroppo, non possiede; dicono capisca le partite. Oggi non mi è parso. Ha estromesso Perisic che, strano a dirsi, ha fatto la miglior partita degli ultimi dodici mesi e, in quella fase del match, aveva anche agito da vero uomo-squadra. Cambiarlo per inserire l’ectoplasma di Correa, malandato per giunta, giocando il Tucu con una fasciatura bianca, e non eliminare un evanescente Gekko è stato un grave errore. Il resto fa parte del pranzo ristretto che la mensa cinese fornisce ma, proprio per questo, lavorare con un poco di estro sarebbe d’obbligo. Perisic è forse più utile in questi territori, avendo noi alternative di fascia numerose, in modo da ruotare quattro o cinque attaccanti e da concedere a nonno Gekko l’ultima mezz’ora, quando il ritmo si abbassa e il riflesso appannato del bosniaco diverrebbe meno evidente.

È la prima sconfitta in campionato; di fatto abbiamo perso un punto sul ruolino e non piango lacrime amare. Sono però deluso da questo atteggiamento globalmente pigro nell’offendere e nel difendere, segno inequivocabile di una mancata qualità vincente, fatto ben più triste.