Il popolo che abita il nostro ameno stivale primeggia in molti talenti, alcuni mirabili, altri assai meno.
Uno, tanto per cogliere dal mazzo, è quello di “non dire” o di “non fare” perché potrebbe essere dannoso per il domani…..( parlo del proprio, ovviamente ).
Certo, come per ogni cosa esistono diverse gradazioni, dalle più infantili e innoque si passa alle mezze misure, poi su, in alto, senza limite: in fondo, la mafia, sul piano più alto di questa colonna portante ci ha 
basato la sua storia e la sua stessa sopravvivenza.
Se mai vi girasse per la testa l’insano desiderio di capire, usando il calcio, quanto sia radicata l’omertà in questo benedetto paese, leggetevi l’articolo di Maurizio Crosetti sulla Repubblica di domenica.
In nome della difesa d’ufficio del suo editore, persino il navigatissimo giornalettaio di quest’era funzionalmente analfabeta riesce a camuffarsi da educanda, manco fosse il più acerbo dei cinni di redazione. 
Un’intera pagina riempita di nulla elevata all’ennesima potenza del nulla. Lo scrivere per non dire, l’omertà diventata arte letteraria.
Il fine – per gentaglia scafata come noi, cresciuti da genitori impagabili nel culto dello sberleffo al Re, tipo ridere di Boniperti detto “Marisa” – è più che manifesto: dare l’impressione al lettore che non avesse visto 
la gara in tv, che si sia svolta una normalissima partita, ok, magari non proprio ben arbitrata ma, in fondo e senza neppure dichiararlo, dal risultato corretto, coerente con lo svolgimento.
Il fatto che Crosetti sia un gobbo accesissimo non deve trarre in inganno l’ingenuo lettore, in Italia, quando è il momento di difendere la Famiglia Agnelli, tutto diventa lecito e, specialmente nel calcio, non è né 
raccomandato né richiesto andare per il sottile, se servisse, nessuno dei millemila omertosi prostrati si farebbe scrupoli a nominare il mannequin Mughini capo dell’Ufficio Inchieste della Lega Calcio.
Il Calvarese di oggi è il Tagliavento di ieri, è il Ceccarini dell’altro ieri: modestissimi interpreti per un lavoro sporco.  
“Qualcuno lo deve pur fare”, non vai certo a usare Collina per cose così, hai bisogno della triste manovalanza senza passato e, ovviamente, senza futuro.
Non vorrei scomodare l’adorata Hanna Aarendt, tantomeno paragonare queste giocose bizze ad abissi di orrore inenarrabile, ma ciò a cui da decenni stiamo assistendo è una sorta di microscopica brutta copia della 
“banalità del male”, ove non servono uomini importanti per fare cose abbiette, bastano personaggetti grigi e tristi, quasi insignificanti, per eseguire il copione prestabilito, qualunque esso sia.
Qui non c’entra solo la rubentus, c’entra l’Italico sistema, in fondo chi “non l’ha mai fatto?”, chi “può scagliare la prima pietra?”….. un pasticciato mishmash tra antiche liturgie e giovani furberie, alla faccia di tutto e 
di tutti, tanto, anche se le rapine sono evidenti, chi, realmente, ha mai avuto il coraggio di mettersi contro Casa Agnelli? Conoscete il nome di qualcuno in ambito calcistico, o televisivo che l’abbia fatto?
Taluni credevano bastasse la tecnologia. 
In effetti moltissimo ha fatto, basti pensare al totale annullamento dei gol fantasma o alla stupefacente precisione nell’identificazione dell’offside.
Solo con questi due primi capitoli gestiti dall’occhio elettronico, senza umani di mezzo, la rubentus avrebbe 12 scudi in meno nella propria bacheca, sudicia, probabilmente rubata anch’essa.
Resta però la questione rigore, la più complessa, ove l’equazione evolve in modo esponenziale, da essenzialmente geometrica, a fisica, cinetica, taluni dicono influenzata da forze attribuibili alla termo-fluido-dinamica. 
Eh sì, l’hanno fatta bella cazzuta la regola, farcendola di norme cervellotiche secondo le quali la possibilità del VAR di intervenire termina laddove non si verifichi “errore grave”da parte dell’umano in giallo. 
E chi cazzo lo dice se è un errore grave o no? 
Ovvio, un umano. Roba bizantina.
Ed ecco che, bizantinizzando le norme, la forza della rubentus nel poter contare sull’italianità di cui sopra, resta invariata, se non rafforzata, dall’attuale regolamento….
Un esempio: 
il rigore concesso con ferrea immediatezza al Vil Cuadrado, capace in un sol botto di riaggiornare la bibbia del cascatore e relegando al ruolo di comparse professionisti storici del gesto quali Chiarugi, Pippinzaghi e Chiesa jr.
Se è vero che Calvarese è un triste caporale senza futuro, quindi sacrificabile, entra in gioco Irrati  che, invece, di futuro ne reclama moltissimo.
“ il miglior uomo VAR d’Europa“,  ricorda Caressa, aiutato da quel maestro d’inutilità di Marcheggiani, al cui confronto persino Collovati, fastidioso come la sabbia nelle mutande, sembrava addirittura arguto.
E quindi, essendo “ il migliore “, ha più potere della tecnologia video, le cui chiarissime riprese aiuterebbero anche un minus habens a stabilire che raramente si è visto un rigore più fasullo di questo.
Irrati può e deve intervenire, come ha già fatto due volte nella stessa partita per correggere l’errore grave, anzi, gravissimo, di quel poveretto di Calvarese.
Ha davanti a sé l’evidenza del cascatore professionista che lo percula provocando astutamente la caduta.
Non lo fa, tace, decide che è il momento di “non fare” per avere un domani.
Per molti, moltissimi, Mamma FIAT in questo paese è sempre stato il domani, da quando il calcio è calcio e Lo Bello è Lo Bello.
Il sacrificabile è Caporal Calvarese, si prenda tutta la colpa e finisca tristemente nell’oblìo. 

Amen