INTER 2 – JMS 0


Il Derby d’Italia è sempre appuntamento di gala, sebbene il livore che ci separa da JMS cresca di anno in anno. Avevo quindi guardato il recente passato e le ripetute batoste, non tanto nel punteggio, quanto nell’essenza degli incontri. Erano tutte sconfitte o pareggi che lasciavano sensazioni indescrivibili, umori da tramortiti e da impotenti.
Questo sentire aleggia sempre nella nostra compagine, un po’ per il cupismo Donnandoniano, un po’ perché nei nostri alberga una tristezza calcistica di fondo dalla quale non possiamo liberarci con facilità; numerose congiunzioni astrali devono allinearsi e, alla fine, scaturiscono i risultati che ci aspettiamo.
La prova? Molto semplice: ottavo minuto, o giù di lì, ed eravamo già sotto. Fortunatamente la sorte ci è stata amica e, da un potenziale Everest in invernale, abbiamo dovuto scalare un Cervino in estiva. I meriti della squadra sono stati enormi, la JMS filosofeggiante di questa sera ci ha dato una grossa mano ma, come si suol dire, se l’avversario gioca male, un po’ del merito va sicuramente ascritto al contendente, ovvero ai nerazzurri.
La squadra ha funzionato magnificamente nel pacchetto dei sei in mezzo al campo; il trio difensivo e il trio di centrocampo hanno imbastito una sorta di castro romano ove il legionario di turno ha rotto la trama e il sodale ha riproposto con vigore ed esattezza di scelte.
Il Turbinante Nicolino è parso, finalmente, lo dico con gioia, il vero “box-to-box” della nostra compagine; incisivo nel riprendere palla, lineare nelle decisioni ultime, ha risolto la partita con quella che Sandro Ciotti definiva “la prestazione a comando, tipica dei fuoriclasse”.
Ha trasformato la durlindana in fioretto Super Marcy Epic Brozo, esatto come un cronografo nel dettare tempi e direzioni delle ripartenze. Di fianco ai due sublimi, ha finalmente proferito verbo anche il Mohicano. In questa serata deamicisiana celebro la “crestata” e lascio all’oblio i palloni regalati ai ragazzi che avevano improvvisato una piccola Fuorigrotta al di là delle tribune deserte. I palloni che gli ha spedito una giusta ricompensa al loro sforzo. Ha agito con il compagno di RSA, Young, con mestiere e diligenza, senza sbavature. Con Darmian e il Giando di rincalzo non abbiamo sofferto in quelle zone, pertanto bravi anche loro. Sulla destra Beep-Beep è stato utile come agente sovversivo. La continua sovrapposizione con Nicolino è stata la chiave di volta della pericolosità nerazzurra sebbene le battute finali siano state smozzicate.
Il trio di difesa ha concesso il minimo sindacale, con Bastoni, rinfrancato, che ha addirittura messo Barella davanti al portiere JMS con una sciabolata che manco Luisito avrebbe potuto.
Handa è uscito dal letargo verso la fine del match e di questo dobbiamo essergliene grati perché JMS ha abbassato le orecchie e i nostri cuori non sono stati sollecitati oltre i livelli consentiti.
In questo tripudio calcistico hanno, in forma diversa, steccato, ben mascherati dal coro, i due delanteros. La fiera di Anversa ha trovato delle opportunità che non ha saputo convertire, ha subito la lotta greco-romana che è consentita a Chiellini per ragioni a me ignote, ha però ispirato conclusioni senza nesso e, alla fine, nella veste di rifinitore, ha vanificato ben più di un colpo per un k.o. che sarebbe stato legittimo. Per contro, El Manzito, ha fallito due o tre appuntamenti succulenti con la rete e su questi, visto il clima mellifluo di questa rara notte, desidero sorvolare. Certo, se ogni tanto si rendesse disponibile per segnare il più comodo dei “tap-in”, saremmo qui ad applaudire una coppia d’attacco storicamente devastante mentre celebriamo la vittoria legittima di una squadra che, in quanto tale, ha eclissato le prove meno brillanti con prestazioni di singoli sfavillanti. La giusta compensazione che interviene quando si gioca in undici.
Ho sentito analisi tecniche arzigogolate, letture tattiche mirabolanti, disposizioni perimetriche rivedibili: abbiamo vinto, merito nostro, JMS ha finalmente perso…e che vada sempre così!
In alto i cuori bauscioni, dopo la beffa di Roma, il rosolio di Milano, l’ottovolante continua e non è arrivato il momento di scendere!