Il notiziario delle 20:00 su SkySport – nei titoli che incessanti scorrevano nel cosiddetto sottopancia, ovvero la parte bassa del teleschermo – recitava: il volo dell’Inter verso Crotone è stato dirottato a Lamezia Terme per nebbia.

È un mondo che va al contrario, ho pensato: la nebbia a Crotone, la culla della Magna Grecia, sullo Jonio, un mare blu che riporta alla mitologia. La nebbia era una prerogativa del Naviglio, non di Crotone. Nella mia mente si sono insinuate i più turpi presagi e questi ci avrebbero accompagnato sino allo Scida, lo stadio dei rossoblù calabresi, dove avevamo esordito venendo inchiodati da una doppietta di Falcinelli nel 2017.

All’ingresso in campo, con la maglia-tovaglia, mi sono confortato: in effetti, la seconda divisa che strizza l’occhio al pic-nic, non ci ha mai visto soccombere in quest’annata e, almeno come talismano, sentivo avrebbe funzionato.

Poi son partite le danze e le nubi si sono diradate, non senza scomparire del tutto, tuttavia nessuna di esse ha scaricato piogge e, alla fine, il due a zero è parso striminzito di fronte al volume di gioco svolto.

Considerato il divario in classifica, gli uomini della terra ove Pitagora pose le basi per la scienza hanno opposto fiera e ordinata resistenza, avendo come complici i piedi rovesci di molti dei nostri. Visto il clima gioioso che accompagna questo messaggio, che solo per un sortilegio matematico non reca con sé le odi del trionfo, non mi piace guardare analiticamente ai singoli, tali e tante sono state le opportunità in cui fiocinare i pitagorici.

Mi piace, però, rimarcare il nuovo corso di Swarowski Sensolo; l’uomo necessiterebbe di dieci partite, ammesso e non concesso che le regga fisicamente, per mettere a frutto le moderne geometrie che il suo pensiero calcistico può enunciare. Provvisto di un’indole al verticale della qualità più incisiva, Sensolo ha idea profonda ed essenziale talmente spiccata che i compagni stentano a comprenderla, avvinghiati come sono all’abitudine orizzontale che, spesso, devono adottare per obbedire a Donnandonio.

Per volume sovrasterebbe l’Etoile di Odense, sarebbe lussuria vederli assieme in un contesto ove gli esterni fossero più guardinghi ed educati e Super Marcy Durlindana fosse libero da tossine. Non penso che Turbinante potrebbe giocare in posizione centrale e svolgere un lavoro di copertura, alla lunga, estenuante.

Teniamoceli così, a staffetta, con l’Etoile, nel breve futuro, sempre all’erta per fornire, come questa sera, il contributo definitivo indispensabile a congelare la partita.

Le pendici della Sila sono rimaste indigeste a Beep-Beep, abituato com’è alla prateria dell’Arizona; ma non appena c’è stato spazio, ha ingranato la marcia più consona e ha chiuso ogni velleità. Gli altri sono rivelati, chi stanco, chi tranquillo, chi altalenante. Ma anche su questo abbiamo già riflettuto a più riprese: le scorie di una stagione asfissiante si vedono tutte, nonostante ciò Donnandonio desidera toccare terra con la ciurma più fidata. Non ci resta che aspettare il dovuto nel pomeriggio di domenica e, qualora arrivasse, meriterà un capitolo a sé stante, quando sarà il tempo.