Bologna non è mai una bella piazza; in questa fase del campionato meno che mai. Le squadre che agiscono nel mezzo della classifica sono immuni dalle sabbie mobili della salvezza e possono esprimere un calcio spensierato. Chi, come noi, per gli accadimenti pomeridiani, sente l’obbligo di fare risultato si presenta al campo con Donnandonio dallo sguardo dannato, la camicia sbottonata come se fosse reduce da una rissa in un bar, e il resto è la logica conseguenza. Intrisi di ansie, giochiamo un calcio contraddittorio e altalenante, ora con fiammate che sembrerebbero decretare la legge del più forte, ora con balbettii che non sarebbero concessi neppure all’oratorio. La differenza tra i nero blu e gli altri la fanno due o tre pezzi di scuola che i ben addestrati felsinei non posseggono, oggi il lusso è stato parco e, per destino, le sofferenze supreme.

A mio parere ha svettato Froggy, esempio di professionismo da incorniciare, che ha ben orchestrato il trio difensivo posto sempre sotto pressione. Skri ha concesso il giusto, sebbene abbia incastonato in una degna prestazione la cappella, che ormai siamo abituati a vedere. Basto ha nobilitato un’ottima prestazione con l’incursione vitale per la rete della vittoria; servito con l’unica palla degna di questo nome giocata da Young, ha innestato la quinta e, salito sul monte di lancio come un consumato “pitcher”, ha lanciato una curva che ha messo “strike out” i rossoblu, concedendo a Big Rom di agire come sponda da biliardo per convertire, con carambola, in rete.

Se di Young possiamo dire poco, ancor meno possiamo di Beep-Beep, che ha suggellato una prestazione scellerata con la trista ciccata in area bolognese che avrebbe messo al sicuro il risultato. La dorsale destra, spesso foriera di gioie, ha registrato un’altra battuta d’arresto cui ha contribuito il fare di Turbinante che, pur agitandosi in ogni dove, non ha soluzioni felici, sbaglia tempi di gioco e, in definitiva, disorienta la squadra. Da un moderno “box-to-box”, alla cui categoria dovrebbe appartenere il Nicolino, vorrei sei-otto reti a stagione, invece dei tiri alle stelle o delle invenzioni simil-Messi, del quale non ha nemmeno il tatto.

Ha singhiozzato calcio l’Enigma di Odense, una Santa Lucia scaduta nell’atteggiamento, folgorante in qualche bella intuizione ma, complessivamente, un dazio che Marcy Brozo, in versione “bombarola”, ha in parte pagato, dovendo correre anche per i due sventati colleghi di reparto. Naturale che alla fine, prosciugato anche delle ultime stille di energia, l’hustascia abbia alzato bandiera bianca, facendo diventare bianchi tutti noi per “el stremisi”.

La Lu-La ha colpito come detto; Big Rom facendo il suo, Lautaro con una bella conclusione, pochetto rispetto a quanto potrebbe. Anche lì, spesso per terra, magari anche malmenato, denuncia una condizione psico-fisica poco adatta a questo genere di contese, ove un suo guizzo, o meglio qualche guizzo in più, potrebbe-potrebbero convogliare il match entro il mare della tranquillità e non sempre tra i “Quaranta Ruggenti” dell’Oceano Indiano.

Il Giando ha zampettato senza lode e senza infamia, così come il frullar lussuoso, che ha sgommato e derapato come un dragster, ma ha concluso nel fumo. Darmian è parso diligente e, rimpiazzando un ectoplasma, non poteva che ben figurare.

È pur vero che Handa è stato quasi inoperoso, ma è altrettanto vero che il tempo non passava mai e che il Bologna era sempre lì.

A questo punto della stagione il risultato è talmente importante che la prestazione ha un giudizio più legato a quanto conseguito rispetto a quanto prodotto.

Del resto, i compagni di viaggio non brillano e noi incrementiamo il vantaggio, il che non è poi male.

Meno cinque….e chi ha orecchie per intendere, intenda!