“Mi raccomando“ disse il cardiologo dopo avermi salvato la ghirba dall’infarto e riempito le coronarie di stents “da adesso deve fare il bravo:  
non fumi, non si strafoghi, beva con moderazione e, soprattutto, eviti di preoccuparsi , lo stress è il peggior e dei veleni”.
Ora, io non ho idea di quale sia la cosa che fa più male, se un pacchetto al giorno di Gitane Papier Maìs, un fiasco di Chianti o una bidoncia di 
foiolo grondante strutto, ma ho la netta sensazione che se il ministero della sanità si mettesse a fare una statistica seria, verrebbe fuori che 
non esiste fattore di rischio maggiore di essere InterNati, ovvero di portarsi dietro, sin dalla culla, il cromosoma storto dell’Interismo cronico.

No, non voglio dire che il tifoso muore prima, ci sono milioni di tifosi di migliaia di squadre diverse che vanno avanti come se nulla fosse e tirano 
la gambetta quando è arrivato il loro momento, come è giusto che sia.
E’ proprio seguire l’Inter che fa male, è sedersi sul divano convinti che si riesca a fare una serata relativamente tranquilla, nulla chiedendo in più, 
solo un po’ di onesta tranquillità, magari anche ordinaria e malinconica, ma onesta, normale.
Non che i primi ottanta minuti di ieri sera siano stati una passeggiata di salute, ma gli ultimi dieci fanno parte di quella collezione di overdose di 
tossine maligne che uno come me dovrebbe proprio evitare,  con un numero di extrasistole direttamente proporzionale alle cazzate che fanno in 
campo quelli vestiti in nerazzurro, ovvero tante, tantissime, troppe.

Dice bene il saggio Alberto riprendendo il grande Brera, la masturbazione calcistica non porta a nulla e, diciamocelo, quel titic titoc della banda 
De Zerbi sembra addirittura un inno al Dio Onan de la Pelota, ma se dall’altra parte ci sono undici paralizzati in mutande che decidono di comportarsi 
come mucche costrette in area da un recinto a 220 v , beh allora tutto è possibile, anche che l’amanuense si veda entrare in cameretta sul più bello 
Anita Edberg ventenne in topless.

Non credo sia questione di forma fisica, è che abbiamo veramente addosso la gnagnera dell’ultimo kilometro, il braccino del tennista, le vertigini dell’acrobata.
Riferendosi all’imbarazzante prestazione del Camèl Hakimi, i redattori di Ruttosport, sempre attenti ai gossip di Appiano, dicono ci sia anche il ginocchio della 
lavandaia, l’occhi di pernice, l’unghia incarnita e  l’alluce valgo, ma sono quasi sicuro si tratti di tattica  di depistaggio per evitare si parli dell’umore in casa rubentina.
Dobbiamo rassegnarci amici,  i ragazzi sono a un livello tale di concentrazione sull’obiettivo da non riuscire a concedere nemmeno quei sacrosanti momenti di 
leggerezza che permettono al calcio di diventare anche piacevole, oltre che redditizio.
Che piaccia o meno, questa è l’Inter più herreriana degli ultimi cinquant’anni, con buona pace delle mie coronarie, degli esteti del froebi e di chi vorrebbe che 
vincesse il più bello e non il più bravo.
Io, inizierei a mettere la firma sullo scudo, per trucco, parrucco, sòn et lumière c’è tempo.

Hasta la Victoria, hermanitos Internacidos

Cecio