Rough and Rowdy Ways entra di diritto tra i grandi dischi di Dylan che, periodicamente, almeno uno per decade, egli regala ai suoi ammiratori.

Infatti, a parte gli anni sessanta dove ne potremmo citare più di uno, da Freewheelin’ a Blonde on blonde, passando per Highway 61, gli anni settanta hanno “Blood on the tracks”, gli anni ottanta, quelli della conversione religiosa, sicuramente meno ricchi di grandi dischi hanno però l’impennata finale del 1989 con l’immenso “Oh Mercy”. Negli anni 90 troviamo “Time out of Mind” che perfeziona l’intesa, iniziata con Oh Mercy con il produttore Daniel Lanois. Gli anni 2000 hanno “Together through life” a ricordarci la sua grandezza. La seconda decade del duemila in realtà stava scivolando tra dischi non fondamentali e rielaborazioni di canzoni dell’immenso songbook americano degli anni 40 e 50, quindi un Dylan più interprete che autore, quando preceduto da un singolo di ben 17 minuti “Murder most foul” che partendo dall’assassinio di JFK ripercorre l’intera storia americana, e a breve seguito da un altro pezzo “I Contain Multitudes” viene finalmente pubblicato “Rough and Rowdy Ways”. Grazie alle vendite di questo album Bob Dylan, aggiunge un altro record alla sua straordinaria carriera, diviene il primo musicista ad avere avuto un album almeno nella Top 40 della Billboard 200 in ciascun decennio dagli Anni Sessanta a oggi.

L’album inizia con I Contain Multitudes brano splendido dove Dylan delinea le linee guida dell’album, veste sonora limitata all’essenziale voce narrante e discorsiva, su un accompagnamento musicale appena accennato. Dylan cita qui le sue passioni letterarie e si paragona di volta in volta, non senza un certo equilibrismo dialettico ad Anna Frank, a Indiana Jones fino ai Rolling Stones. Il tutto scorre (panta rei di Eraclito) citato nel brano, dipinge perfettamente il mood dell’intera canzone e anche dell’album. Grazie alle continue dichiarazioni d’intenti presenti nel testo il brano è stato definito in alcune recensioni come la versione folk di “My Way”.

Il secondo brano “False Prophet” è un blues con un bel riff di chitarra insistito e ben cadenzato, il classico blues, ma impreziosito dalla voce roca del nostro.

My Own Version of You è un pezzo che oscilla dal country allo swing con una cadenza che si ripete per tutti i quasi 7 minuti della canzone. Visto il testo e il ritmo sarebbe perfetta come colonna sonora di un soft horror. Anche qui ci sono una serie di citazioni di personaggi storici che cominciano a diventare l’elemento catalizzatore di tutto l’album.

I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You è una delle mie preferite, ballata d’altri tempi con una interpretazione vocale da brividi. Classica canzone d’amore del nostro beniamino.

Black Rider è una ballata tetra e scheletrica, perfetta per questi tempi di lockdown, basta chiudere gli occhi per immaginare una landa desolata senza nessuna presenza umana. Ottima colonna sonora di un film noir.

Goodbye Jimmy Reed Blues fin dal titolo evidente omaggio al blues e a un suo famoso esponente. Armonica sugli scudi per un grande classico.

Mother of Muses Slow ballad piuttosto classica ha il solo pregio di conformarsi allo stile del resto dell’album, Dylan qui più che cantare parla e chiede alla musa di ispirarlo, cosa che in realtà avviene di più negli altri pezzi dell’album che non in questo, dove è presente la richiesta.

Crossing the Rubicon è il terzo e ultimo blues dell’album. Belli il titolo e il solito testo ermetico.

Serve poi come ottimo viatico ai due capolavori dell’album Key West (Philosopher Pirate) e la immaginifica, già citata Murder Most Foul Key West (Philosopher Pirate) nove minuti di pura poesia come solo Dylan sa scrivere. Un brano dove la melodia la fa da padrone, un omaggio a Key West talmente suggestiva che sembra di sentire il profumo della salsedine mista all’aroma dolciastro del Rum, uscire direttamente dagli altoparlanti. La canzone sembra costruita su tre strati distinti, nel primo la voce subito dietro la chitarra e nell’ultimo strato un sottofondo melodico di percussioni. Un magnifico caraibico “On the road” ….I was born on the wrong side on the railroad track like Ginsberg, Corso and Keruac…le liriche qui sono vere, tangibili non semplici metafore, siamo tutti sulla Overseas highway direzione key west.

Murder Most Foul Chiude l’album in crescendo con una di quelle canzoni che entra di diritto tra le migliori mai scritte dal nostro menestrello, un vero e proprio masterpiece.

Con l’accompagnamento di un pianoforte, un violino e con dolcissime percussioni a gestire la trama, Dylan ripercorre la storia americana attraverso una serie di canzoni e ci regala 17 minuti di assoluta felicità.

…Play, “Love Me Or Leave Me” by the great Bud Powell… Play, “The Blood-stained Banner” play, “Murder Most Foul” scandiscono le note finali di un brano infinito.

Rough and Rowdy Ways è un disco splendido, sicuramente difficile e che richiede forse diversi ascolti per essere apprezzato ma una volta entrato sotto pelle non ne esce più e non se può più fare a meno.

Grazie di cuore Bob e ti prego rimani con noi ancora a lungo, abbiamo ancora tanto bisogno della tua magnifica musica.

* Like a rolling stone

** Blonde on blonde

*** Subterranean Homesick Blues