In una serata di calcio entropico, ogni piccola trasformazione può avviare l’incontro verso lidi inaspettati; abbiamo oscillato tra una grassa goleada e un’atroce beffa in diversi angoli della disfida.

Avremmo meritato la punizione suprema per l’accidia mostrata nei momenti cardine, quelli in cui bisogna estrarre quella stilla di energia fondamentale per impossessarsi della preda.

Chiudiamo in pareggio con la capolista una partita ampiamente dominata, adornata da numerose occasioni buttate al vento, nella quale ci siamo fatti anche autogol.

Globalmente non abbiamo giocato un brutto calcio ma, se visto nei dettagli, la gestione della manovra non è mai stata fluida, gli errori di misura e di controllo hanno sempre fatto perdere un tempo di gioco; ogni pallone aveva il freno a mano tirato e le conclusioni – che sarebbero risultate decisive – sono state lo specchio fedele della nostra cifra attuale di ottimi non vincitori, l’anticamera dei magnifici perdenti.

In settimana avevo enfatizzato la capacità di diluire i difetti dei singoli nel collettivo; questa sera i difetti si sono, purtroppo, assommati ma, nonostante questo, la superiorità verso i primi in classifica è stata, per buona parte dell’incontro, abbondante.

Il pareggio conta poco, lascia intatte le chances di titolo, alimenta la processione delle recriminazioni e rimanda ogni giudizio, anche parziale, a dicembre.

Ha giocato un discreto incontro El Chala, dinamico anche se poco incisivo nei sedici metri, landa ormai abbandonata da El Manzito, una controfigura di calciatore, sul quale non spendo parole perché sarebbero solo insulti. Gekko ha navigato senza meta e avrebbe riscattato questo errare con il servizio al Mohicano che, entrato suo malgrado in una disfida che non gli appartiene più, ha servito una caprese invece di battere a rete come si converrebbe in quei contesti. Non parlo del Turbinante Nicolino, che dovrà osservare lunga penitenza per redimersi dalle nefaste iniziative di questa sera; il gran correre non è più una giustificazione, a dieci metri dalla riga di porta, solo, con almeno tre metri di meta indifesa, non è possibile mancare il bersaglio. Troverà anche chi lo giustificherà perché il milanista ha salvato sulla linea: avrei salvato anch’io.

Non bastasse, la punizione del pareggio rossonero nasce da due colpi di ingegno consecutivi del nostro futuro capitano, che dovrebbe andare a ripetizione dai grandi del passato per imparare come attutire le minkiate.

Super Marcy aveva le pile scariche, Darmian ha fatto il massimo consentito e Stanlio Perisic ha confermato una voluminosa volontà; mi sarebbe piaciuto si fosse preso il pallone del secondo rigore, stante che El Manzito ha dal dischetto una percentuale che dovrebbe far riflettere, ma sarebbe stato chiedere troppo.

Il trio difensivo ha concesso il minimo sindacale, deve fare lavoro doppio perché il centrocampo è di burro e il portiere spaccia ansia in tutta l’area. L’autogol, frutto di uno scontro Skri-DeVrij, la riprova dell’apprensione circolante nei nostri sedici metri.

Non mi è spiaciuto Basto, dinamico e propositivo.

Le sostituzioni sono state palliativi, anzi, quasi nocive; ma questo si sa. Il livello dei panchinari è modesto, se estraiamo dal mazzo Dimarco. Correa ha evidenti limiti caratteriali, negli anni ottanta quelli come lui venivano chiamati i fenomeni del giovedì; in quel giorno, infatti, si giocava la partitella in famiglia, con qualche innesto della Primavera, e questi furoreggiavano, salvo sgonfiarsi la domenica. Il Frullator Lussuoso, che illusoriamente pensa di poter giocare a questi livelli, ha rianimato a più riprese i diavoletti con dissennati dribbling al limite della nostra area.

Non rimane che Inzaghi: il nostro non si può dire organizzi male la squadra. Si producono azioni offensive in quantità industriali e, per colpa di sventati pedatori, questo lavoro si vanifica. Forse, a voler muovere un appunto, la scelta di schierare sempre i migliori in avvio toglie potenzialità ai diversivi del secondo tempo quando, subentrando le seconde linee, il livello medio scema e, fatalmente, ci si consegna all’avversario.

Sosta e poi si ricomincerà; il menù sin qui gustato è un po’ insipido. Starà al piacentino aggiungere il giusto sale in fase di ri-partenza.