Esimio Mam, 
trovare grinze nella tua analisi si rivela esercizio senza senso, chi ti ha incontrato ai bei tempi del Leone sa che fosti grande metodista, 
il terzo occhio non si perde e lo si vede nei commenti. 
Mi limito ad aggiungere che persevererò a chiamare l’Ottomano Triste “Ciapanoglu”, giocosa abbreviazione di Ciaparametrozeronoglu, altrettanto giocosa
frasetta che sto inviando agli amici cacciaviti un’ora sì e l’altra pure.
I motivi sono essenzialmente scaramantici.
Possibile che l’infallibile duo maldamassara abbia fatto partire uno così buono? Staremo a vedere, preclusioni zero.
E’ che quando ero piccolo arrivò in serie A un turco dalla testa grossa e lo sguardo torvo, tale Can Bartù, giocò a Venezia, a Lazio e a Fiorentina.
Ho un ricordo nitido, avrò avuto sei, sette anni. 
“papà, come gioca Can Bartù?”
Il Professore, abbassa gli occhiali, mi guarda sorridendo come solo i grandi partenopei sanno, si abbassa e mi fa, sottovoce, affinchè mamma non senta:
” una chiavica”
Da allora resto convinto siano bravi a fare tappeti e a venderci fichi secchi, uva sultanina e migranti scomodi.
Le tetre visioni di Hakan Sukur e dei due nanetti Emre e Okan Buruk non hanno che rafforzato le mie convinzioni d’infanzia.
Intendiamoci: la sua prestazione è stata sontuosa, un misto di leggerezza, precisione e movimento da rimanere quasi perplessi.
Probabile, o meglio auspicabile, che lui incarni quel tocco a sparigliare di cui tutti noi lamentavamo l’assenza in un centrocampo privo di “quellochetisaltaluomo”,
non perchè effettivamente sia l’estroso dribblomane, ma per la sua innata capacità a farsi vedere, a dare l’appoggio, a non fermarsi quasi mai.

Troppo presto per dire, ma ho come la sensazione che la cura Conte dovesse avere un termine.
Avere un cazzo di sergente imbufalito che ti urla addosso sempre serve a farti diventare convinto, alla lunga ti imballa, come la caffeina.
Forse i metodi meno rudi del piacentino liberano energie buone.
Presto per dirlo, ma benissimo così.