I puristi del calcio hanno sempre giudicato lo 0-0 come la partita perfetta, tecnicamente parlando; inutile dire, quindi, che i pareggi pingui nascondano mari di imperfezioni e siano la testimonianza di spettacoli godibili, ma scurrili, se si analizza il linguaggio calcistico espresso.

La visione parziale in diretta e la soporifera registrazione, che mi sono imposto per mantener fede alla mia missione, mi hanno fornito elementi per delle notazioni complessive che vorrei lasciassero il beneficio del dubbio. Siamo in un periodo della stagione imbastardito da molte concomitanze, il lavoro è frammentario e iniziale, le dinamiche, viste in tutte le squadre, lasciano ampie divagazioni. Se poi assommiamo il mezzogiorno – io ero alle prese con un maiale cucinato, in modo imperiale, da uno dei più grandi asador del lombardo-veneto – il caldo e le trasferte intercontinentali, possiamo dirci paghi del pareggino e avviarci, con rinnovata speranza, ad affrontare l’ostica Cenpion Lig.

Volendo però rimanere nel tema domenicale sarebbe da disco rotto osservare l’immobilismo dell’ex Batman Handa, ormai solo colpibile dall’avversario come l’orso del Luna Park, inutile in tutte le circostanze nelle quali è stato chiamato a dare segno di sé.

La difesa mancava di Bastoni ma ha trovato in Dimarco un kicker di pregio; ha perso però solidità e meccanismo, non essendo stato Dimarco aiutato da Perisic, sottotono.

Il primo gol denuncia una lentezza nel gestire le seconde palle che è globalmente colpevole, difendere con quell’atteggiamento del corpo, genera deviazioni beffarde. È colpa mentale e tecnica grave. Darmian ha fatto il suo ma, assieme a Skri, ha concesso l’eurogol di Augello, di fatto condannando il comparto difensivo a un’insufficienza globale troppo grave per essere vera fino in fondo.

Il trio di centrocampo mi pare obbligato a cantare e portare la croce; esercizio dei sommi e, forzatamente, non continuativo. Maiuscolo il break imposto dal Turbinante Nicolino per fornire palla da voleare in rete come El Toro sa fare, ma è risultato misero di una latente confusione, che è andata estrinsecandosi in buona parte del secondo tempo. Il Durlindana Brokkovic ha tramato con orgoglio ma ingoia tempi di gioco e, in sede offensiva, soffre di avarizia cronica. I subentranti possono poco, purtroppo; inutile pensare al Mohicano “rividalizzato” (è bruttina, ma rende l’idea), Sensi è fragile e rognato (a naso lo vedremo per Novembre….), Sant’D’Ambroueus ha salvato sé e la squadra mettendo la “fetta” laddove Handa non sarebbe mai arrivato (eufemismo), Ciapanoglu limita le sue esibizioni a tre o quattro sprazzi che, se riusciti, risolverebbero la partita. Di contro, se falliti, lo rendono un peso per una parte non indifferente dell’incontro, particolarmente nella fase di ripiegamento ove sembriamo perennemente in affanno.

Il trio Gekko, Toro e Tucu ruota insistentemente tra centrocampo e attacco ma i varchi aperti dai loro ripiegamenti – tattica che vorrei studiata scientemente dall’uomo di San Nicolò di Rottofreno (PC) – non possono, al momento, trovare nei centrocampisti i sapienti finalizzatori. Per contro solo el Toro pare avere sempre la soluzione pronta.

Alla fine il pareggio sta bene; per vincere il campionato servono 90 punti, sessanta si devono fare con le squadre della parte destra della classifica, trenta con quelle di sinistra. In questo stravagante computo, dobbiamo decidere se la Samp sia da sinistra o da destra; per me, attualmente da destra, però.

La torta di Inzaghi sembra confezionata a dovere, gli ingredienti porteranno a lievitazione il tutto tra un paio di mesi, perché l’aspetto legnoso di molti dei nostri mi fa pensare, o sperare, in carichi di preparazione consistenti; a lui il compito di non passare da pasticcere a pasticcione, aggrovigliando cambi, sperimentando ruoli e richiedendo ai singoli lavori non consoni.

Non urlavo al fenomeno in quel di Verona e non mi straccio le vesti per questo piccolo passo al rallentatore; con questa media punti si può andare avanti bene senza preoccuparsi più del lecito.