Int 1 – HVr 0

Pazienza.

Questo il mantra di Donnandonio per condurre in porto il vascello che ha circumnavigato il campionato; in fondo, la pazienza è la virtù dei forti. Purtroppo questa qualità deve essere ricercata dai nostri che, presi singolarmente, hanno caratteristiche molto diverse dal giocatore paziente, essendo in molti votati all’anarchia con i rimanenti condannati a un modesto grigiore che della pazienza non saprebbe cosa farsene. Il risultato di questo miscuglio imposto dal rigore di Donnandonio somiglia sempre di più a una litania da monastero buddista, sporadicamente colorito dal tintinnio delle campanelle che i meno obbedienti cercano di mulinare per agitare la ciurma.

Il voltaggio di Donnandonio, ormai digerito dal livore di apparire il più forte, trasforma queste contese in melense partite a scacchi ove la patta sembra il risultato desiderato salvo poi, come accaduto di recente, dare matto in tre fugaci mosse.

Intendiamoci, la cavalcata non è stata immune da costi psico-fisici rilevanti, tutti, chi più chi meno, hanno le batterie vicino alla riserva; sarebbe ingeneroso dare giudizi sulla prestazione che, come sempre, ha prodotto occasioni mal sfruttate e un’infinita tiritera di passaggi passatempo.

Ancora una volta il santo divinatore è stato Baby Face Darmian che, numericamente parlando, in termini di reti segnate rispetto ai minuti giocati, sovrasta tutti i centrocampisti; questo la dice lunga sull’efficacia del nostro Matteo preferito, ma la dice altrettanto lunga sulla pericolosa sterilità del resto del comparto. È da tempo al capolinea la Lu-La, non parliamo del Frullator Lussuoso. Vista la sua verve, con il Crotone rischierei il Pina, credo che uno o due palloni potrebbe controllarli e quindi farebbe meglio di quanto el gringo cileno avvizzito ha fatto in due partite. Di tutti, tranne De Vrij maiuscolo, si può dire il bene e il male; da ciò è scaturita una prestazione a prodotto zero che, in definitiva, ci restituisce quanto abbiamo lasciato a Spezia. Ecco, forse la prodezza balistica di Beep-Beep ha fatto intravedere qualcosa per il futuro, il palo gli ha negato una rete da incorniciare.

Dall’albero di trinchetto si sente urlare sempre più spesso “Terra, Terra”; certo che oggi, dopo la rete del vantaggio, le urla del comandante miste a quelle del campo facevano sembrare San Siro come la Vucciria, il gergo calcistico della confusione che mal si adatta al gioco più bello del mondo.

In questo contesto è maturata la mia ultima riflessione: amimico, amorfo, rintanato sulla linea di porta, il capitan Handa seguiva da spettatore tutte le scorribande scaligere. In un torpore sempre più ingravescente ha compiuto un gesto calcistico che neppure dopo il triplice fischio sarebbe consentito; buon per noi che Abisso abbia ravvisato una micro-carezza di Faraoni sulla mando del guardiano sloveno e abbia annullato una rete apparsa regolarissima. Ogni giorno che passa lo avvicina alla fine della carriera, lo scudetto il suggello sportivo indimenticabile. Speriamo lo capisca.

Sotto col Crotone e…. la scaramanzia finirà.