Esimio Mam,
il weekend offriva un menù assai gustoso, impossibile non trarne un giudizio d’insieme.
Lo spezzatino era ben spalmato, nel tardo pomeriggio di un pigro sabato la nostra “passeggiata” coi lagunari decimati dalle peste nera, poi, a chiudere una frizzante domenica, la sfida delle sfide, quella “che è da sempre una gran partita”.
La nenia da bar era in piedi sin da metà settimana, noi ormai siamo quelli “che-siete-troppo-forti”, “che-a-voi-culattoni-non-vi-sfiora-nemmeno-il-covid, “che-si-vede-lontano-un-miglio-che-è-il-vostro-anno”.
Insomma, pur di ottenere un’altra sorpresa al contrario, tutto il berciante mandriume non nerazzurro parlava di goleada così facile, così scritta, che se fossimo stati signori veri -?- avremmo dovuto addirittura chiedere il rinvio in onore ad avversari morti, cadaveri, fantasmi.
(Vostra sorella, pensavo io .
“Vincete facile, di goleadissima” , berciavan loro.
(Quella generosa e agile, ripensavo io .
Han fatto di tutto pur di rovesciare il cielo, qualcuno di loro s’è permesso addirittura di scomodare Carlo V d’Asburgo – ignorando totalmente chi lui fosse ovviamente, gli umanoidi cacciavitari ingobbiti parlano così, a cazzo, sperando d’azzeccarla e qualche volta, per puro culo, ci riescono pure -.
Undici vili Lanzichenecchi, undici Maramaldi senza pietà ad infierire su febbrecitanti Francheschi e agonizzanti Ferrucci, uomini notoriamente già morti, come vorrebbe stolta tradizione.
Ci sono andati vicini, sti infami. Partita difficile si da subito, Inter alla Inter di qualche anno fa, tanta confusione, poche idee, dedizione ma garretti pesanti.
Comunque sia, anche in un pomeriggio largamente sotto media come qualità d’eloquio froebistico, 23 tiri verso la porta avversa e una pressione costante, disordinata quanto si vuole, ma generosa e grata della maglia indossata.
Quindi non s’indignino gli umanoidi gobbicacciavitosi se, al calar del gong, tale voglia finisca per venir premiata da un cross di DumDum che è un vero bònbòn e da un bosniaco ancora incazzato per Srebreniça che va a prenderlo tra le nuvole per cacciarlo nel sacco del buon San Marco.
Il sabato finisce, tutti in attesa della domenica, della tenzone che conta, ah quella sì che conta, ah quella sì che ha i crismi della qualità……

Ho assistito ad una delle più brutte partite degli ultimi anni.
Non scherzo, una roba così estrema nella sua oscenità da superare addirittura la noia di un batti e ribatti da tamburello del Monferrato.
Squadrette ingessate dalla consapevolezza di rischiare di rimanere fuori dalle prime quattro, senza idee, solo duelli a uomo stile Lanerossi-Mantova di fine anni ’60.
Spettacolo osceno che induce a ottimi pensieri.
Guardo loro e capisco la grande differenza rispetto a noi – piedi a parte -:
bbilan e rube pari sono, si cagano letteralmente in mano quando è il momento di giocarla in basso con gente che ti pressa, quindi due tocchi nervosi  e via, bùm, a rilanciarla al più presto in mezzo, lontano “dal pericolo”.
Là, dove sembra di vedere calcio in costume, lanciarla là, per ricominciare a far casino con duelli rusticani tanto sgraziati quanto sterili.
Gente che si agita nella densità del metrò a HongKong nell’ora di punta.
Cerchiamo d’essere obiettivi: noi questo intruppamento non lo amiamo, non porta a nulla, noi lo diluiamo facendo un torello tranquillo, li facciamo correre fin qui, e poi via, correre fin là, poi di nuovo qui, e poi via di là….
Sino a sfinire le mezze ali avverse, che abbassano il testosterone e si allungano, lasciando gli spazi per giocare a calcio, non a imitare il gioco di penose ex groupies in climaterio che si sentono fighe andando a pogare sotto il palco di Piero Pelù.

Bene così.
Se questi sono gli avversari, dipende solo da noi.

Inshallah fratelli Bauscia
Cecio