Ok Computer è il terzo disco dei Radiohead pubblicato originariamente il 21 maggio del 1997.

L’album è un vero e proprio punto di svolta sia per il gruppo sia per la musica inglese di quel periodo. Nel 1997 finisce di fatto il Brit_pop, dominato da gruppi come i Blur, gli Oasis e i Verve e si inaugura un nuovo percorso storico sicuramente più sperimentale e maggiormente innovativo.

La maggior parte delle registrazioni sono state effettuate in un antico palazzo vicino a Bath, il St Catherine’s Court e questo ha caratterizzato e dato un’unicità particolare al suono di tutta l’opera. Che potremmo anche definire medioevale contemporaneo; il suono, infatti, sembra provenire direttamente da spesse pareti di pietra.

Il disco inizia con “Airbag” con il cantato di Yorke che addolcisce, con la sua voce cantilenante, la ritmica frenetica iniziale. Siamo lontani da qualsiasi cosa ascoltata in passato, la musica diventa quasi sperimentale nel finale strumentale del brano che termina con 4 bit a introdurre una delle canzoni capolavoro dell’album: “Paranoid Android”. Canzone con diverse anime al suo interno, inizia melodica e dolce ma, intorno ai tre minuti, diventa sempre più claustrofobica per tornare di nuovo suadente ed eterea fino allo sconvolgente finale, che Jimi Hendrix avrebbe sicuramente apprezzato se avesse potuto ascoltarlo.

Dopo un finale così fragoroso poteva salvarci solo l’arpeggio meraviglioso di “Subterranean Homesick Alien” e tutto lo sviluppo melodico della canzone. Pace dopo la tempesta. Pezzo meraviglioso cantato in maniera sublime. Dopo tre pezzi di questo calibro ci aspetteremmo una pausa creativa uno di quei brani per riempire l’album e invece arriva “Exit Music (For A Film)” a dimostrazione che siamo di fronte a un album che farà la storia della musica moderna.

Il pezzo è stato composto per la colonna sonora di Romeo e Giulietta di Baz Luhrmann. Musica felpata e piacevolmente ripetitiva, avrebbe potuta comporla anche un Ennio Morricone fatto di acido. Altro brano dal sapore barocco, soprattutto nel cantato.

E finalmente arriviamo a “Let Down” che ricorda a tutti che anche i Radiohead hanno fatto parte del movimento Britpop, forse questo è il loro peculiare modo di dire addio a quel particolare fermento storico. La canzone rappresenta un raro momento felice, almeno musicalmente, di tutto l’album,ma i Radiohead si rendono conto immediatamente di aver esagerato con lo zucchero e per evitare di uscire dal climax melanconico del resto dell’album tornano subito sui propri passi  con l’ultimo brano del primo lato : “Karma Police” La voce di Yorke qui è angelica più del solito e a enfatizzare la sacralità della musica anche l’incedere del basso ricorda un inno solenne ed ecclesiastico, così come il piano ricrea una sequenza di accordi propri della musica da chiesa. Qui nella versione in vinile finisce il primo lato con una coda di rumore puro e crudo, se siete animi sensibili staccate la puntina dopo i 4 minuti, così eviterete di sentirlo.

Fitter HappierApre il lato B e la parte più sperimentale dell’album. Meglio il testo sicuramente della musica, quasi assente. Il pezzo è parlato non cantato e probabilmente in un altro album non avrebbe avuto senso, ma qui contribuisce a ingigantire e caratterizzare l’immagine del disco.

Il brano, precedente ci aveva avvertiti: su questo lato non si scherza e a sottolinearlo arriva il momento musicale più duro dell’intero album. Electioneering sembra voler fare capire agli ascoltatori che esiste anche la batteria nel suono dei Radiohead. L’introduzione è splendida con quel riff di chitarra leggermente scordata. Heavy metal  dell’Oxfordshire, eseguito con parrucche bianche al posto dei giubotti di pelle e delle borchie.

“Climbing Up The Walls” soddisfa il nostro bisogno di melodia dopo il frastuono di Electioneering, è lenta, cupa e gotica e per questo leggermente inquietante sia nel testo sia nella musica, soprattutto nelle percussioni che pervadono l’intero pezzo. È come se i Radiohead avessero voluto farci fare un po’ di decompressione prima di arrivare ai tre pezzi finali dell’album.

“No Surprises” poche sorprese, capolavoro assoluto e perla vera di un magnifico album. Vorresti ascoltarla in loop all’infinito. Con uno degli attacchi più memorabili della storia della musica…A heart that’s full up like a landfill A job that slowly kills you Bruises that won’t heal… Bellissimo anche il video della canzone, claustrofobico come tutto l’album d’altronde…No alarms and no surprises, please…

Ok Computer si chiude come si era aperto a dimostrazione della ciclicità dell’album.

 “Lucky” sembra quasi un outtake di Dark side of the moon. La musica è luminosa ed ondeggiante. Molto bello e fluttuante la parte finale del brano.

“The Tourist” Pur contenendo al suo interno musicalmente la summa di quanto detto nell’intero album, in realtà se ne discosta tanto da farlo diventare il pezzo meno omogeneo dell’intera raccolta. Personalmente l’avrei sostituito volentieri con una delle splendide outtake apparse nella ristampa del 2017 e più precisamente con “I Promise”, ma forse così sarebbe stato troppo e i nostri cuori non avrebbero retto all’impatto.

Ok computer è una pietra miliare della nostra musica, ha influenzato un’intera generazione di musicisti ed ha insegnato a noi appassionati un nuovo modo di ascoltare e vivere la musica. Era meraviglioso nel 1997, lo è ancora oggi e ho l’impressione che lo sarà per sempre.