Esimio Mam,
lo ammetto, quando con i blucerchiati non ci va come vorremmo, non riesco a prendermela più di tanto.
Eppure non sono loro tifoso, non sono nato a Genova, non ho alcun parente ligure e non basta un amore viscerale per gianchetti e fugassa  
ad autorizzare questa mitezza di sentimenti.  In fondo, la mia è, come sempre, una questione cromatica.
Sarà perché da piccolo mi piaceva la figurina di Delfino, il rude terzino che pur avendo vent’ottanni somigliava al nonno di un mio compagno 
di scuola, sarà perché un mio idolo assoluto, Luisito Suarez Miramontes, ci andò a svernare con quella maglia e, non contento, venne a San Siro 
a segnarci il gol del 4-4 su rigore in un grigio pomeriggio di cinquant’anni fa. 
Fatto sta che, in una vita lastricata esclusivamente di nerazzurro, è l’unica maglia avversa che apprezzo.

Cazzate adolescenziali a parte, è ovvio, un po’ d’amaro in bocca rimane, le tre maestose occasioni in cinque minuti lasciano non pochi rimpianti.
Ma sono con te d’accordo, troppo presto per trinciar giudizi, la figura da Bernacca del froebi è dietro l’angolo.
Sui singoli, nessuno pessimo, nessuno sfavillante, con un discorso a parte per Handa, sul quale immagino sia in atto un consulto plurispecialistico 
nell’antro di Polifemo Marmotta.
Una cosa è certa: negli anni ( diversi ) dove la nostra area era difesa da baluardi invalicabili come Campagnaro, Vidic, Murillo, Santon e Dodò, ad 
avere tra i pali l’attuale statua di sale le prime tre partite le avremmo perse tutte e questa è di sicuro una bella notizia.

Ci aspettano esami ben più probanti e senza le molte attenuanti generiche della trasferta a Marassi. Uno, con le odiate merengues, è alle porte.
Nel frattempo godiamoci i cacciaviti che si sentono già campioni dell’universo e i gobbi che guardano il culo a Venezia.
Inshallah