Under pressure

Un titolo che evoca un grande successo musicale a doppia firma: Freddy Mercury & The Queen – The White Duke in arte David Bowie.

Un’icona rock degli anni ottanta, nata per caso, sulle alture di Montreaux.

Le parole, condite dallo spirito trasgressivo di Mercury e rivisitate da Bowie, sono evocative.

Under pressure that burns a building down
Splits a family in two
Puts people on streets

Under pressure quest’Inter rischia di ingolfarsi; poca gamba, squadra slegata in molti settori, inoffensiva per colpa propria più che per meriti dell’avversario che, peraltro, schierava il miglior difensore centrale in circolazione: Bremer.

Il dazio di Liverpool è stato pagato, speriamo si apra una nuova stagione, anche se i segnali non paiono confortanti.

Da indiscrezioni attendibili, visualizzabili in campo, c’è maretta tra i nerazzurri; sudamericani e croati ai ferri corti, svariate nubi sul futuro di alcune pedine le rendono troppo nervose, una sostanziale sfiducia in un allenatore troppo morbido per le teste macerate dei nostri.

Una squadra squinternata è sempre l’espressione di una scarsa solidità di pensiero in chi la conduce; Donnandonio fu fustigato in diretta TV per non avere avuto il piano B.

Qui il piano B, ovvero senza Brozo, pare essere quello del “palla lunga e pedalare”.

Troppo facile prendersela con El Charrua, a corto di ritmo, se l’allenatore gli dà le chiavi della squadra. Ciapanoglu ha vaneggiato calcio, il Turbinante ha mandato in fumo il solito mulinar perpetuo. Inaridito il gioco nella sua sede vitale, demotivati gli esterni dal correre a ritroso per due, la difesa, indebolita da un Froggy mai preciso e quasi letale nell’episodio del rigore non concesso al Toro, la squadra si è consegnata per tutta la prima frazione ai granata.

In questo hanno concorso, e non poco, i due attaccanti: Gekko è in caduta libera. Poco importa se alla fine ha dato la sponda vincente a Sanchez; segnare dovrebbe essere la tavola della sua legge. Non farlo, in circostanze assolutamente favorevoli, è colpa da scomunica.

El Manzito è questo; fagocitato da Bremer a più riprese, non ha mai dato l’impressione di poter incidere. Non è giocatore che abbia la capacità di impossessarsi dell’incontro e risolverlo.

Peggio di lui, per distacco, è l’ectoplasmatico Tucu; ha estratto coniglio dal cilindro il Frullator Lussuoso che, sotto porta, ci ha regalato l’unica emozione della serata. Il conterraneo ossigenato è parso adatto alla sarabanda finale, nulla più.

Non mi è spiaciuto Dimarco, subentrato a un confusionario Bastoni; il Dima, è parere da divano, potrebbe ben essere impiegato anche a centrocampo, vista la carestia del reparto. Ha salvato l’incontro Gosens e da lui non si può pretendere di più oggi.

Utilizzarlo in alternativa a Perisic, e non a sinergia, è un’altra critica che muovo all’uomo con la riga in mezzo. Come tale, escludere Perisic, e non rigenerarlo nella seconda frazione al posto delle mummie sopra menzionate, è stata un’altra trovata modesta dell’entrenador dubbioso.

Handa non è stato una novità: i vecchi meritano il rispetto del silenzio, per quest’anno.

Under pressure la squadra ha mostrato la corda; lo presagivo da quando Inzaghi affermò che sarebbero state tutte finali. La deriva era all’orizzonte.

Così, non rimane che risentire la voce stridente di Bowie e il lamento di Mercury in una delle strofe finali:

It’s the terror of knowing what the world is about
Watching some good friends screaming
“Let me out!”
Pray tomorrow gets me higher.

È una preghiera generalizzata, visti i tempi drammatici extra-calcistici che stiamo vivendo.

Su questo tema mi piace ringraziare pubblicamente Cecio Bonomo, grande interista, che non ci ha deliziato in questo periodo con le sue “versioni”; era impegnato. Infatti, Cecio ha radunato un bel pacco di aiuti e, un po’ anche in nome dell’Inter, li ha portato in Polonia al confine con l’Ucraina, macinando quasi cinquemila km su un Transit.

Nell’abbracciarlo – per essere ritornato incolume – gli chiedo pubblicamente cosa questo amabile consesso possa fare concretamente per una causa assurda e tragica come quella che stiamo vedendo quotidianamente.

La tristezza dello sterminio fa passare in secondo piano le miserie calcistiche nerazzurre del 2022.