Esimio Mam, 
il mai così rimpianto Giuàn Brera fu Carlo, oltre a ricordarci che il risultato di 0-0 è l’archetipo dell’equilibrio perfetto nel calcio, non mancava di sottolienare come il gol 
ne resta l’essenza, l’ossigeno, la luce.
Senza il gol, l’esercizio è di noia sesquipedale, e l’esposizione di ventidue giovanotti in mutande per quasi due ore su un campo delimitato da righe in gesso, ove sono presenti, 
appunto, due manufatti con cornice in legno e rete di contenimento, atta a ricevere una sfera in cuoio scagliata da uno o più del baldi in mutande, diventa una contraddizione 
in termini. 
Ogni possibile disanima si voglia costruire attorno ad una partita di calcio non può prescindere quindi da un dato: vince chi la mette nel sacco più volte dell’avversario.

E’ chiaro che, se nel corso di una partita si hanno numerose occasioni per farlo ma, per inabilità propria o destrezza dell’estremo avverso, queste eventualità di “insaccare” 
non si verificano, il giudizio finale ne resta indelebilmente influenzato.
Chi non avesse visto l’incontro e ne leggesse solo una pagella, non può non dipendere dal voto finale, gaglioffa sintesi da sempre inabile a capire cosa realmente è successo
nel corso delle suddette due ore scarse.
Nella nostra più che cinquantennale vita da spettatori abbiamo più volte visto partite ribaltate sul filo di lana.
Basta una manciata di secondi ed ecco che le gomme degli arditi cronisti cancellano buoni voti già dati a fronte di 89 minuti di buon calcio per diventare insufficienze scarse, 
specchio conformista e grigio del solo tabellino finale.

A prescindere dal lavoro dei singoli – sono d’accordo con te su tutto tranne che su Stanlio Cruàtt, l’unico con gamba vera ieri sera – e dalla regia di un piacentino del quale dobbiamo 
ancora capire tutto ( e non è detto che abbia qualcosa da insegnare a vecchi tifosi che hanno seguito le lectio magistralis di gente tipo Herrera, Trapattoni, Mancini e Mou ) la partita 
di ieri sera è a mio parere solo ed esclusivamente un rapidissimo sguardo sulla geometria dinamica: 
sarebbero bastati solo 5 millimetri di differenza nell’impatto del cuoio sulle capoccie del Torito o del Gekko, ed ecco che l’angolo di rimbalzo sulla riga di porta si sarebbe aperto
di 25 gradi, finendo a due metri o più dalla silouhette ingombrante del nasone belga con lo sguardo da tonto del paese.
Cinque millimetri, o forse meno, per cambiare in 2-1 ciò che oggi vediamo come 0-1.

Intendiamoci, il mio non è e non vuole essere un grido tipo ” sì, però, che sfiga! “, tutt’altro, sono anch’io del parere che la nostra squadra sia molto distante dal comprendere
se sia “forte” o meno, ma che tutta la bellezza e la bruttezza del calcio stia, quasi sempre, nei sospiri bizzosi della Dea Eupalla, che muove la geometria dinamica secondo il proprio
estemporaneo ghiribizzo.

Verranno tempi migliori, o forse no, ma tanto non cambia nulla, noi siamo Internati a prescindere.

un abbraccio bauscia