È stata una settimana complicata, per me e per la nostra Beneamata; non poteva che chiudersi sul filo di lana.

Venirne a capo sarebbe stato complicato più di quanto la classifica del Venezia reciti; ormai siamo rivelati, ci aspettano come tanti Sioux, appostati tra i cespugli dei “creek” che rompono la prateria, e scelgono le sortite a sorpresa. I lagunari conoscono questo copione meglio di altri e uno dei meriti del Settimo Cavalleggeri, Made in Piace, è stato proprio quello di non lasciarsi invischiare nella guerriglia.

Non è stata una partita brillante, ma tale non poteva essere; la piega sorprendente, che il portiere del Principe Savoia ha impresso, poteva anche essere nefasta. I ragazzi non si sono persi d’animo e – ruminando un calcio sconnesso, sia per le idee, sia per il terreno – hanno digerito i figli di San Marco.

La prestazione complessiva è parsa affaticata; ma la nostra fatica attuale è quella di dover spendere energie per avversari che, sulla carta, dovrebbero, rispettosamente, cederci il passo. Purtroppo si sta facendo strada questa indolenza a far girare il pallone con una velocità che molti dei nostri non hanno la volontà di imprimere.

Affiorano delle paure che l’altitudine induce; sembra di non voler rovinare gli argenti di famiglia, tanta è la cautela nel cercare la giocata efficace. Corre quindi il cronometro, con buona pace per le nostre ansie. Il nostro è un calcio atteso che, se privo dell’esatta qualità nell’ambito dei sedici metri, risulta “posso” come il pane di tre giorni prima. Non è un caso che le due reti vengano dagli unici cross di risma diversa espressi nei novanta minuti; non è casuale che originino entrambi da quel lato del campo ove siamo più organici nell’orchestrare la manovra. Rimaniamo una squadra di volume sovrabbondante, non esondiamo per la mancanza di attaccanti efficaci: Gekko recita la preghiera assolutoria quando Caronte gli aveva già timbrato il biglietto per menarlo al girone degli accidiosi, ove avrebbe trovato El Manzito nella suite imperiale che, giorno dopo giorno, si sta costruendo. Il tanguero triste ha cercato, em bicycleta, di trovar gloria ma ormai derubrico la sua stagione, salvo ricredermi, alla classica “temporada” di transizione verso non so quale destino. Potrebbe essere quello del fuoriclasse oppure…del fuori dalle palle. Il Durlindana era assonnato, El Chala impreciso mentre Turbinante si è mosso dal misero gol che lo accompagnava, tirando fuori le castagne dal fuoco nel momento più propizio. Alla fine mi sono sembrate tante apine in cerca di polline, fastidiose ma tenui. Gli esterni hanno sprecato energie a più riprese; a sinistra noto un appannamento diffuso, a destra, come detto, qualche sprazzo. El Panteron ha confezionato una palla di Mozart (rigorosamente Lindt colore rosso, dolce sino alla nausea) per il bosniaco, angelo pacificatore delle nostre inquietudini.

Il resto è stato rumore di fondo in una partita che poteva solo recar danni.

Godiamoci la sosta, ne abbiamo bisogno; con la mente più sgombra arriveranno nuove energie, gli altri non penso siano in forma smagliante. Basterà non farsi irretire dal quotidiano, da qui alla fine dobbiamo raccogliere trenta punti doverosi e qualche pareggino, i conti sono sin troppo facili. In caso contrario non avremmo meritato nulla e Caronte dovrebbe trasportarci tutti nella suite di Lautaro.