Esimio Mam, 

questa volta mi trova su posizioni diverse dalla Sue, non dico opposte, ma certamente distanti. Intendiamoci, al fischio di Valeri non mi sono certamente messo a girare per il terrazzo con trombetta e trictrac per l’incontenibile gioia da prestazione, dignità e anagrafe calcistica ormai consigliano di piallare spigoli d’ogni fatta. Ma sicuramente non ho considerato la partita di ieri come quel groviglio di pensieri irrisolti da Lei così minuziosamente descritti. Ormai dovremmo averlo imparato a memoria, la nostra pelle Bauscia è disseminata di cicatrici, molte delle quali non smetteranno mai di prudere. Per questa bislacca compagine le partite più vigliacche sono sempre state queste, le partite “facili”, quelle dove non si può perdere “nemmeno per sogno”. L’anno del Fenomeno, molto più che Ceccarini, bastardo mercenario di fetida rapina, furono la Dea e i Mussi Clivensi a sottrarci i punti dello scudo. E così dai Gonzaga, col mio idolo Giuliano Sarti a sfarfallare contro un Mantova salvo ed arrendevole, o all’Olimpico nel giorno cantato da quel poeta che da allora mi sta sul cazzo più delle zanzare.

Il dolore di quella cicatrice è ancora così acuto che, da allora, per un milanese come me, c’è “quell’orrenda via che porta dal Cavour alla Scala, non ricordo il nome”. Carissimo Mam, queste partite, vanno vinte, punto. 

Abbiamo vinto? Sì, punto,

Come? Non importa, è l’ultimo dei problemi, chi vuole vincere qualcosa non si deve mai guardare indietro.

Siamo seri, quanti dei gobacci maledetti stanno a recriminare per la pila di scudetti sfilati agli altri in qualunque modo? Ve lo dico io, neanche uno. E tutti invece sanno che molti di questi erano rubati nel vero senso della parola.

Bene, noi ieri abbiamo vinto, senza rubare alcunchè, giocando per 85 minuti su 90 nel cortile di casa loro, perchè questo loro volevano sapendo che se avessero appena provato a metter fuori il crapino, glielo avremmo fatto tipo julienne di zucchine, da farci nel dopo partita con olio d’oliva, limone e un pizzico di pepe .

Abbiamo dei limiti, lo sappiamo, ogni squadra ne ha, anche la più forte. Sappiamo perfettamente che se gli spazi si fanno intasati noi non possediamo giocatori da futsala, quelli che si arrazzano giocando a torello, quelli che godono a fare il destro-sinistro in mezzo a venti gambe mulinanti.

E questo, mi si perdoni Esimio Mam, lo sanno i giocatori, lo sa il tecnico, lo sanno i dirigenti, lo sappiamo tutti noi tifosi, nessuno escluso e, di conseguenza, lo sanno anche le squadre avverse. Che cercano di porre riparo, come per esempio schierare ormai 4 o 5 uomini solo per schermare il duo Barellik/BeepBeep. Ma noi quest’anno, abbiamo qualcosa che nessuno ha. 

Lo spirito di adattamento al tipo di partita, non di squadra, di partita. E, finalmente, quella Maturità con la m maiuscola che inseguiamo dai tempi del Mou. Noi non ci scomponiamo, stiamo sul pezzo, quando c’è da difendersi di brutto, come con la Dea, non facciamo gli schifiltosi, dai, dai, avanti, dai provateci ancora….e poi via a infilarli come spiedini col pimentòn.

E poi ti arriva il Toro, che fa l’esatto opposto, che deve fare disperatamente un punticino e allora li mettiamo li all’angolo, senza assalti all’arma bianca scoprendo il fianco, no, li stordiamo andando su ogni pallone, falla girare, falla girare, falla girare…. “la palla non suda fai correre lei” diceva il Divin Codino e mi sembra rimanga una delle regole più inscalfibili del fròebi, è sempre l’uomo a calare.

Finisce che, come è ovvio, al minuto 85° la palla è ancora fresca, ma a loro gira la testa e noi – che qualch campione l’abbiamo – li buchiamo appena acceleriamo un pò. Il golazo di ieri del Toro Lautaro mi ha riportato all’immenso Bonimba, uno schiaffo di fronte sul palo lontano….neppure il grande Lev Jashin ci sarebbe arrivato. Bene, se questa benedetta maturità va letta come sindrome da sovra-preparazione poco dopo esserci lamentati che le partite erano troppo ravvicinate per assimilare i giusti schemi, beh, allora io alzo bandiera bianca.

Specialmente dopo aver letto numerosissimi messaggi che già berciano di un Marmottone Donnandonio in preda ad una gravissima crisi di nervi, lui che non è capace di tenere i nervi a posto, lui sconsiderato isterico, lui che ci farà sicuramente scoppiare, lui, lui, lui…..A loro, delusissimi di vedere il gobbaccio in procinto di farsi una bella colomba farcita, appena dopo aver gustato un altrettanto goloso panettone, copio e incollo la stessa facilissima domanda: ma è quello stesso Lui che prese la rubentus che non vinceva nulla da anni e le ha regalato tre scudetti, tutti in fuga senza mai lasciare mezzo punto agli inseguitori?

E’ lo stesso che ha fatto la medesima cosa con un demotivatissimo Chelsea, spossando tutti in una inutile rincorsa finita nello stesso modo? Beh, allora mi tengo il Marmottone Donnadonio isterico, gobbo di merda fino all’inverosimile, antipatico come la sabbia nelle mutande, ma vincente. Ed io signori miei, mi sarei anche un tantino rotto i coglioni di non vincere una cippa.

-11, concentrati come belve dobbiamo essere…

Hasta siempre, Presidente

Cecio