Fiorentina 0 – Inter 2


Un due a zero morbido a Firenze non lo ricordavo da tempo; avevo un’idea vaga della rete del “jardinero” Cruz in analoga vittoria, ma erano più i demoni che si accavallavano nella mia mente rispetto agli angeli.
In effetti, le ultime beffe, scaramanzia alla mano, sarebbero dovute, prima o poi, tornare indietro. La viola febbricitante ha fatto il resto.
Noi abbiamo espresso il solito cipiglio, ma solo a tratti abbiamo promesso la grandinata; la manovra è parsa modicamente fluida, per arrestarsi nei pressi dell’area avversaria, essendo tutti alla ricerca della soluzione a effetto.
La frequenza delle partite obbliga a ripetizioni rancide; dire che il Mohicano sia uscito per infortunio accompagnato da un’ovazione di tutti noi sul divano sarebbe ingeneroso. È tuttavia la realtà; appena lo si è visto arrancare col solito ghigno da finto lottatore e toccarsi la coscia, le chat di Whatsapp sono esplose per accompagnare il Pino Silvestre in doccia, unico luogo ove possa esprimersi degnamente. In campo, se si eccettua qualche tocco è alla recita di sé stesso. Sembra quasi una zavorra voluta per animare gli incontri, essendo la coppia Durlindana e Turbinante straripante. Super Marcy sembra, almeno in questi contesti, aver dimenticato la sagoma di Brokkovic e calamita palloni in ogni parte del campo. È approdo sicuro del trio difensivo, questa sera solido e meno balbuziente, offre sostegno alle punte e, dialogando sulla dorsale Turbinante – Beep Beep rappresenta il vero grimaldello per scardinare queste partite problematiche.
Non è stato malvagio Stanlio Perisic, in rete dopo che Beep-Beep Hakimi aveva squassato partita e Coyote gigliati; ha giocato il suo Gaglia, ambizioso anche nel colpo di testa che ha esaltato il portiere hipster della Fiorentina.
È stato un film già visto il Frullator Lussuoso; potrebbe essere una sorprendente mezz’ala offensiva negli anni settanta, come capitava a tutti i punteros che, perso lo smalto del gol, rinverdivano un’indubbia capacità di gioco lontano dai tacchetti degli arcigni difensori.
Infatti quando rotea fuori dall’area ha qualche colpo, ma l’inconsistenza delle soluzioni finali appiattisce anche le prestazioni più volonterose. Ha fatto sognare el Torito che ha “toreato” gli avversari con deliziose ripartenze ma, giunto alle destinazioni più importanti, non ha mai preso la giusta coincidenza. Si farà, diciamo ogni volta; quando non si sa.
Nel complesso, come sottolineato dall’arrotato Caressa, agiamo alla mano come i migliori degli All Blacks ma giunti in area o sprechiamo o vanifichiamo con un calcio tartagliato che sembra avere interpreti presi da Babilonia.
Sapevamo che sarebbe stata una transizione, infida, ma pur sempre una posta da garantirci senza dar fondo alle residue energie; così è stato. Un ultimo pensiero alla belva di Anversa. Ha agito meglio come centrale difensivo che come attaccante; questo spiega quanto la mente del nostro sia offuscata. Nel calcio la stanchezza mentale è peggio di quella fisica; Big Rom chiede un riposo che non può ottenere ma la corda sembra troppo tesa.
Donnandonio dovrebbe saperlo; non so se glielo abbia ricordato quella copia di ragionier Filini (suo fratello?) seduto di fianco nell’acquario di Firenze dove l’avevano inserito essendo squalificato. Avanti così, sperando nelle bucce di banana…martedi “ce tocca de novo” JMS e anche lì sarà decisiva.