L’impegno con l’ultima in classifica doveva esser rispettato; l’andata era stata una passeggiata, le nubi dell’ultimo periodo non facevano star tranquillo nessuno, neppure il più inguaribile degli ottimisti.

La Salernitana non saliva a San Siro dal secolo scorso; Di Michele, una delle tante nostre bestie nere, l’aveva anche portata in vantaggio. Fu sofferenza in un novembre fosco e umido; la rimediarono el Cholo, a metà secondo tempo, e Zanetti ben oltre lo scadere. Simoni, dopo quella prestazione, sebbene avesse anche vinto contro il Real Madrid nel girone di Cenpion Lig e si fosse qualificato, fu defenestrato, in ragione del bel gioco, da un irrefrenabile Moratti. Arrivò Lucescu, a sua volta spedito dopo una dozzina di partite deludenti, si affacciò Lucianone Castellini e sistemò la pratica finale il redivivo Roy Hodgson. Avevamo Baggio, Ronaldo e un giovane Pirlo.

È finita come devono finire queste partite, dove il gap tecnico è un canyon dell’Arizona e bastano alcune giocate di qualità per indirizzare l’incontro.

Hanno giganteggiato el Toro e il Turbinante Nicolino; entrambi hanno avuto, in occasione delle due reti che hanno sbloccato l’incontro e non solo, la perizia di giocare senz’ansia, colpendo il pallone senza volerlo violentare, come di solito fanno. È la prima regola per gestire velocità e indirizzo, frutto di scelte psico-fisiche rilassate che, voglio sperare, sono riapparse nei due nostri giovani di maggior valore.

Aspetto saggiamente la conferma, stante il fatto che il calcio è bugiardo e tende a prendersi beffe di chi non lo santifica, anzi se ne prende gioco dopo tali risultati.

La legge dei grandi numeri ci è venuta in soccorso con una vendemmia che dovrebbe essere il risultato standard con questi avversari; non sempre è così e, pertanto, godiamo.

Scriverò, in uno scrigno privato, cosa penso realmente dei singoli e lo darò all’oblio.

Ho atteso quindi il big match del Maradona per esprimere giudizio sommario su questa volata finale, che era ampiamente prevedibile, stante il livello basso sul quale stiamo battibeccando da mesi.

Ha prevalso con merito il Milan; il risultato peggiore. Ogni inseguitore dovrà fare un punto più di loro per vincere il campionato che, rimanendo questi i ruolini, si potrà carpire intorno agli 82 punti; chi saprà vincere otto partite da qui alla fine sarà il trionfatore. Al Napoli ne serviranno nove su dieci e alla JMS dieci su dieci.

Sarà questione di dettagli, di qualche infortunio e di qualche squalifica.

Modesto ma appassionante; non illudiamoci a Liverpool, ascoltiamo con religione Gerry and the Pacemakers scandire il lirico “You’ll never walk alone” e portiamo a casa la dignità.

La seconda stella rimane l’unico vero obiettivo.