“Il Bologna è lo squadrone che tremare il mondo fa’…” gracchiavano i grammofoni, al crepuscolo del ventennio fascista; quella magica squadra aveva in Arpad Weisz l’allenatore che – vinto lo scudetto, il primo a girone unico, con l’Ambrosiana qualche anno prima – aveva girovagato prima di approdare, tra il ‘36 e il ’38, alla corte di Dall’Ara. Vincendo con i felsinei due titoli consecutivi si incastonò nell’elite degli eccellenti della panchina ma le leggi razziali e la deportazione lo strapparono a un destino calcistico memorabile. Morì ad Auschwitz, rimase il suo mito.  Rinverdì quell’epopea Fuffo Bernardini negli anni sessanta; Negri, Furlanis, Tumburus, l’impettito Janich, il geometrico Bulgarelli e il velenoso trio Perani, Nielsen e Pascutti contestarono alla Grande Inter, all’indomani del trionfo di Coppacampioni a Vienna, lo spareggio per il titolo, e prevalsero.

In modo singolare, si ripeteva oggi la sequenza Real – Bologna, certo con connotazioni assai differenti da quella del 1964. L’attuale Bologna, sembrato in salute nello scorcio di campionato, avrebbe potuto infastidire un’Inter presunta malaticcia.

Non è stato così e la vendemmia concretizzatasi oggi non induce a critiche severe, anzi.

Il football spigliato sciorinato dai ragazzi di Mihajlovic è stato arginato con fare asciutto dalla corazzata in nero e policromia (non so se sia peyote, ma qualcosa di forte devono dare a quello che congegna le nostre maglie); in alcune fasi, addirittura, i bolognesi sono sembrati i cow-boy borgatari che infastidivano Bud Spencer e che da quest’ultimo venivano percossi e ridotti all’impotenza senza tradire alcuno sforzo.

L’incedere di quest’Inter ricorda il Boogie, ritmo imperfetto e stravagante, fatto di feroci contorsioni e pause ammiccanti; prendendo a prestito Paolo Conte “tutti (per Conte, i sax) spingevano a fondo, come ciclisti gregari in fuga…”, vera cifra dinamica della giornata.

Esterni sempre all’offensiva, interni di gamba (salutare l’infortunio al Pino Silvestre, meravigliosa la collana con ferro di cavallo dimensione naturale in oro indossata dal Mohicano turista…), il Durlindana strabordante, il pacchetto difensivo impalcato al meglio e un Toro con sprazzi da autentico fuoriclasse.

Ha mostrato il suo repertorio Panterone Dumfries; ha passo da quattrocentista, necessita quindi di spazio per decollare, ma, essendo l’asticella più bassa, ha lasciato intendere essere valore aggiunto. Dimarco ha sinistro fatato, sconta l’emozione per il grande palcoscenico e possiede fisico da piccolo cabotaggio; nel complesso un prospetto da plasmare. Correa è stato sonnolento e quando ha deciso di svegliarsi ha trovato De Silvestri ed è finito fuori rotta; si aggiusterà, speriamo in breve.

Inzaghi ha preso, fatti alla mano, decisioni coscienti; la sorte l’ha aiutato con il Mohicano e gli ha fatto capire che El Charrua, ovvero uno di gamba, sarebbe sempre utile di fianco a Turbinante Nicolino e Super Marcy Brozo. Ciò porterà El Chala nelle zone anteriori per usufruire del tiro; il resto del turco appare, a oggi, poca cosa.

Nell’intimo guardo con sospetto alle goleade, intravedendo crepe nei muri, tuttavia spero che l’uomo con la riga in mezzo ritocchi determinati dogmi: questa squadra può migliorare e, per il campionato, ciò potrebbe essere ampiamente sufficiente. Godiamo, dimentichiamo e pensiamo a Firenze; non si può mai star tranquilli.