Quando ci sono in gioco i “grandi numeri” bisogna sempre aspettare le beffe della sorte. Poco si è fatto per averne ragione, ma tanto è stato sufficiente per pareggiare, la prima volta da quando il terreno di Fuorigrotta si chiama “Maradona”. Credo fosse il desiderio sotterraneo delle contendenti; il gioco partenopeo è stato più coordinato e lineare, noi abbiamo prodotto i maggiori pericoli e, in aggiunta, ce la siamo buttata in porta.

Il susseguirsi di partite monocordi, rallentate come fossero delle infinite milonghe tristi, nasconde i giudizi e fa esprimere parere sui giocatori che sono figli degli sprazzi. Non possiamo dire che Lukaku abbia giocato male, che Lautaro abbia oscillato tra l’essere torito e manzito, che il trio di centrocampo abbia incantato e che i due esterni siano stati perentori. Siamo stati uno sfavillante grigiore, per essere ossimorici (si dirà così?), dal quale siamo emersi, a tratti, con azioni da manuale; per molto tempo vi ci siamo adagiati, sonnolenti al limite dell’accidia.

Visto l’andamento dell’incontro nessuno ha speso per meritare l’intera posta; il Napoli narciso dell’andata si è fatto più accorto ma difetta di un risolutore degno di questo nome. Noi, per contro, esageriamo nell’usare l’orologio per restringere il match a cinque o sei fiammate che, da un po’ di tempo a questa parte, traduciamo con sempre maggiore avarizia. Dei due “sghetti” che hanno sortito i legni non me ne faccio nulla, il caso non dovrebbe essere calcio, sebbene possa determinarlo. Ho visto, questo si, una squadra compatta, fors’anche solida, che ha saputo raddrizzare la contesa con una serie di buone azioni, culminate con il fendente di Hamlet. Bello il gesto tecnico dell’Etoile di Odense, il sinistro che squarcia il Napoli è da studiare alle scuole calcio. Mai avventarsi con livore verso il pallone, ma lasciare andare la gamba a mezza via, mirando alla precisione dell’impatto che, in virtù della forza legata alla corsa, sarà sufficiente a far raggiungere alla sfera la velocità che coscia e polpaccio assieme non potrebbero imprimere.

Donnandonio ha plasmato, quasi come un santone da Scientology o similaria, la squadra secondo questo credo, per il mio modesto parere, fortemente convinto che le imprecisioni e le indolenze di molti dei nostri debbano essere annacquate per farci sopravvivere. I punti gli darebbero ragione e, stante la posizione in classifica, il dibattito è forzatamente sopito. Interrotta la serie di vittorie, anche la legge dei “grandi numeri” è sfatata; per il resto ci avrebbe pensato Doveri, ma non ne ha avuto l’occasione. Non parlo quasi mai degli arbitri ma il “mascellone” credo abbia sempre un conto aperto con noi. Nel finto rigore fischia la massima punizione essendo impallato (si vede perfettamente dalla ripresa dietro la porta) da più giocatori, rendendosi conto della minkiata inventa il fuorigioco e poi trasforma tutto in VAR….torna indietro avvilito, rispondendo ai napoletani contrito “ (Purtroppo) ha preso la palla piena….” Pensar male è peccato ma ….. tenere il campionato vivo è interesse di molti.

Game over al Maradona e, per me, meno tre.